«Expo bloccato? No, ma non bisogna fare errori»

«Entro settembre la società per l’Expo potrà partire». Roberto Formigoni è convinto che la pausa di riflessione sia stata necessaria per evitare grossi errori ma che ormai siamo agli ultimi ritocchi: «Gli elementi fondamentali sono già stabiliti. Ci sono il Commissario e il Tavolo per le infrastrutture, c’è una società di gestione con un consiglio d’amministrazione e un amministratore e c’è un luogo dove dialogano gli enti pubblici: Governo, Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio».
Chi sceglierà l’amministratore?
«Quando si è coinvolti in diversi enti pubblici, la regola è l’unanimità, una scelta che metta d’accordo tutti. I nomi da scegliere saranno più d’uno, saranno diversi. Si dovrà scegliere il meglio in un dialogo tra le parti, non in un’imposizione da parte di qualcuno».
La Moratti ha candidato Paolo Glisenti, ma si è parlato anche di Lucio Stanca e Stefano Parisi. Lei ha qualche preferenza o un nuovo candidato da lanciare?
«Non voglio entrare nei nomi, mi sembra siano state soprattutto ipotesi giornalistiche. Qualunque nome è prematuro».
L’Expo è stata vinta da Milano il 31 marzo e da quattro mesi è tutto bloccato. Di chi è la responsabilità?
«Non sono insoddisfatto e non direi che si è bloccato tutto perché il lavoro che ho promosso e abbiamo fatto negli ultimi tempi ha permesso un forte riavvicinamento di posizioni all’inizio davvero distantissime. L’importante non è saltare sul primo treno che passa ma prendere il treno nella direzione giusta».
Come valuta l’intervento del governo?
«Abbiamo avuto a che fare con un governo che si è insediato a metà maggio e che ha dovuto affrontare problemi enormi. Il confronto vero si è aperto solo nell’ultimo paio di settimane e lì ci si è accorti che qualcuno aveva favorito una partenza sbagliata e che il Dpcm non era all’altezza. E si è dovuti ripartire».
Come sono i suoi rapporti con il sindaco, Letizia Moratti, dopo questa vicenda?
«Ho tenuto rapporti con tutte le istituzioni per spingere una soluzione unitaria. Con il sindaco di Milano ho ottimi rapporti e di grande collaborazione».
È soddisfatto del Tavolo per le infrastrutture che presiederà o avrebbe preferito poteri più definiti?
«L’idea del tavolo Lombardia, che ho lanciato e che è stata approvata, è di un organismo in cui sono presenti tutti gli enti interessati. È un luogo delegato alla realizzazione delle infrastrutture, così come ci sarà un luogo per gli eventi e i poteri del sindaco commissario nella città di Milano e sull’area Expo. I poteri la Regione li aveva già, si trattata dei ribadire che la competenza è della Regione e questo l’abbiamo messo al sicuro. Diversamente si sarebbe creato un pasticcio».
C’è chi propone di imitare l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.
«L’Expo è un evento unico. Le Olimpiadi sono tutte uguali, le gare sono quelle, il calendario è già fatto. Un’Expo va inventata, bisogna metterci cultura, fantasia, politica, relazioni, infrastrutture e infrastrutture di accoglienza. Vogliamo coinvolgere anche gli imprenditori, li invitiamo a portare progetti e investimenti»
È favorevole a costruire una Torre in occasione dell’Expo o preferisce un altro simbolo?
«Il simbolo non sarà una Tour Eiffel né un altro segno edilizio architettonico, ma le infrastrutture: strade, collegamenti, vie. Io poi ho il sogno che il lascito dell’Expo sia la Bei, la Biblioteca europea multimediale, o qualcosa di simile. Capisco che costa molto ma è l’occasione per farla. E poi scuole, università, centri di ricerca, centri di cultura qui in Lombardia e in alcuni dei Paesi del mondo interessati a parlare con noi, come il Ghana».
Nella Lega qualcuno teme che il messaggio dell’Expo possa diventare un via libera all’immigrazione selvaggia.
«Non vedo questo pericolo, sarà un via libera alle relazioni internazionali. Vogliamo che vengano visitatori e investitori da tutto il mondo. Il problema dell’immigrazione va regolato in altro modo, con una politica europea di quote di ingresso e di quote per aiutare gli extracomunitari a casa loro».