Expo, la Cgil molla Pisapia e il Pd vota "turandosi il naso"

Sinistra nel caos per la firma dell'accordo voluto dalla Moratti. La capogruppo Rozza usa Montanelli per evidenziare la frattura.
L’assessore Boeri minaccia di lasciare per ottenere una promozione e Rizzo voterà contro

Giuliano Pisapia è già un uomo solo al comando. Che, trattandosi di fare il sindaco di Milano e non di vincere il Tour de France, non è proprio una bella cosa. A imballare la squadra arancione l’Accordo di programma per l’Expo firmato l’altro giorno. E arrivato ieri in una giunta che si preannunciava infuocata. E che infuocata è stata. Tanto che alla fine (e mai s’era visto a Palazzo Marino) è stata addirittura annullata la conferenza stampa dove tradizionalmente si risponde alle domande dei giornalisti. Con gli assessori chiusi nuovamente in conclave dal sindaco. Nessun problema, secondo il comunicato ufficiale che racconta di un documento «approvato all’unanimità». Ma partecipanti che all’uscita si rifiutano di parlare con i cronisti.
Nessuno sconto, invece, nel variegato mondo della sinistra che a Pisapia non le manda certo a dire. «Al Pd - lo sfogo del capogruppo Carmela Rozza - l’Accordo di programma non piace, così come non piace a Pisapia. Ma da Pisapia all’ultimo dei consiglieri e anche Boeri, ci turiamo tutti il naso per non bloccare Expo». Parole che testimoniano tutto il malumore di un partito che col 28 per cento dei voti e 20 consiglieri, ha già capito di non poter incidere sulle scelte per la città. Così come l’assessore Stefano Boeri ha capito che la sua delega all’Expo valeva ben poco. E alla vigilia della giunta di ieri ha «postato» su Facebook il suo amarissimo sfogo. «Vi racconto che stasera sono in grande difficoltà. Domani mi aspetta una giunta su Expo, una giunta in cui credo moltissimo che deve decidere su un accordo di programma che non condivido. Difficile. Ciao». Una minaccia di dimissioni per sventare le quali Pisapia è stato costretto a concedergli di «predisporre, in coordinamento con i capigruppo della maggioranza, il testo di un ordine del giorno e di un documento di indirizzo che accompagnerà la ratifica dell’Accordo di programma». Mentre ora «la giunta affronterà anche il tema del rafforzamento delle deleghe operative per Expo». Un tentativo di ricucire che ha evitato la rottura. Almeno per il momento. Con la Rozza, però, che a nome del Pd elenca le condizioni. E pretende «riduzione degli indici volumetrici. Vogliamo che il sindaco faccia in modo che le presidenza della newco Arexpo spetti al Comune e che ci sia pariteticità sia per le quote sia sull’obbligo di unanimità per le decisioni. Vogliamo anche che il commissario Expo sia il sindaco». Non uno scherzo. Anche perché da convincere c’è un osso duro come il governatore Roberto Formigoni che anche ieri ha difeso la qualità del progetto. «Nient’affatto cementificazione - ha tuonato - E nient’affatto speculazione». Ricordando che l’accordo è frutto di un «lungo lavoro con le amministrazioni precedenti, ma anche queste amministrazioni nuove che hanno dimostrato di condividerlo». Nessuna possibilità per Pisapia di scaricare la responsabilità sulla Moratti. E lo sa bene un politico di lungo corso come il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo (Federazione della sinistra) che non ha nessuna intenzione di abbozzare. E annuncia che con o senza ordine del giorno collegato, sull’Accordo di programma che «è lo stesso sottoscritto dalla Moratti» voterà contro. «Non lo condividevo e non lo condividerò». Poi a Pisapia arriva anche lo schiaffo del sindacato. «Ci saremmo aspettati di più - la critica del segretario della Cgil Onorio Rosati - anche in ragione del referendum. Che in quell’area si edificasse di meno e ci fosse più verde». Tutta la «preoccupazione» del segretario di Rifondazione comunista Antonello Patta è già nero su bianco.
Ricapitolando. A oggi Pisapia ha già contro il Pd e l’assessore Boeri che con le sue quasi 13mila preferenze è stato il più votato dai milanesi, il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo anima storica della sinistra, il sindacato e la Cgil, Rifondazione comunista e tutta la sinistra radicale, i Radicali con Marco Cappato. Più solo di così.