«Expo, il decreto non c’è ma io lavoro lo stesso»

(...) La governance. Cioè a chi toccherà comandare. «Non si può dire che siamo in ritardo su buona parte degli impegni e delle attività da mettere in cantiere - ha spiegato ieri il sindaco Letizia Moratti all’inaugurazione dell’anno fieristico -. Lavoriamo su diversi fronti e proseguiamo sui progetti internazionali». Poi annuncia che domani sarà a New York all’assemblea generale dell’Onu con il governatore Formigoni, il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini per presentare il progetto Expo di fronte a molti capi di Stato «pronti a collaborare con Milano per far partire i progetti sui quali ci eravamo impegnati». Ovvero come città, enti locali e territori possano contribuire alla lotta contro la fame, la povertà, la mortalità infantile, l’Aids, la malaria e le pandemie. Intanto? «Il governo - replica la Moratti - ha già stanziato un miliardo e 400 milioni, i fondi di sua competenza per le opere essenziali da qui al 2015. Un passo estremamente importante che è già stato fatto». Un po’ meno convinto, da uomo del fare quale è, Carlo Sangalli. Il presidente della Camera di commercio che per l’occasione ripesca un classico. «Seneca - le sue parole - era solito ricordare come non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto». E per l’Expo è «un fattore che sta diventando importante, soprattutto per le infrastrutture. La dialettica istituzionale per la definizione della governance è un passaggio normale in democrazia e non rappresenta certo una perdita di tempo. Il rischio è semmai che si possa smarrire lo spirito di squadra che sinora è stato determinante per la vittoria dell’Expo e si possa scivolare su tempistiche che ci potrebbero penalizzare». Analisi condivisa da Pierfrancesco Majorino. Per il capogruppo del Pd in Comune «il ritardo c’è e si vede. Tanto che il sindaco in tutti gli incontri non fa altro che ripresentare il dossier di candidatura. Una situazione imbarazzante per Milano, dovuta ai conflitti di potere interni al centrodestra per la spartizione delle poltrone».
Ricco anche il capitolo Alitalia. Con la Moratti che esclude «nel modo più assoluto» che gli esiti della trattativa, qualsiasi essi siano, possano influire sulla buona riuscita dell’Expo. «Il piano per Malpensa e Linate che prevede 1,4 miliardi di investimenti, è stato riconfermato anche dopo che Alitalia ha lasciato per buona parte i due scali». Il futuro? «Ci stiamo lavorando, anche con potenziali partner internazionali. Qua c’è il mercato e alla fine sarà il mercato a decidere il luogo dove le linee aere convoglieranno». In ogni caso «siamo in stretto contatto con il commissario per verificare quelli che potranno essere gli impatti su Malpensa e Linate». Ma per Formigoni, «è difficile essere ottimisti in assenza di fatti concreti». E poi sottolinea che quanto successo venerdì «è stato gravissimo. Oggi, forse, qualcuno comincia ad accorgersi che realmente sul tavolo non c’è altra proposta che quella della Cai». E dunque? Formigoni sarebbe lietissimo «se questo accorgersi portasse a un passo indietro e al fatto che chi aveva detto no la settimana scorsa, dica sì questa settimana».
Dal decollo della compagnia di bandiera a quello della giunta di Palazzo Marino, azzoppata dal «licenziamento» di Tiziana Maiolo dopo quelli di Vittorio Sgarbi e Carla De Albertis, l’unico assessore finora rimpiazzato. E le critiche si fanno sentire. «Non ho mai inteso governare da sola», replica a chi le chiede di cambiare rotta. «Questo non è un invito che raccolgo, ma una cosa che è sempre presente da inizio mandato». Gli screzi? «A volte sono costretta ad intervenire quando ci sono problemi, ma di governare da soli non se ne parla». Il rimpasto? «Ascolterò le forze politiche la settimana prossima». Riguardo alle attività produttive «naturalmente ne discuterò con Forza Italia». Quanto alla Cultura, «avevo detto che non intendo tenere le deleghe ancora per molto. Quello è un assessorato tecnico».