Expo e poteri: difficile mettere tutti d’accordo

Contrordine compagni. L'Expo 2015 che avevamo dato per ufficialmente partito con la composizione del Cipem è invece ancora fermo al palo. Con un vincitore, per ora: il centrosinistra milanese che gongola davanti al braccio di ferro tra la Moratti (che ha addirittura minacciato di lasciare l'incarico di commissario per l'Expo 2015) e Formigoni. Nessuno dei due cede: il sindaco vuole tutto il potere accentrato nelle mani del suo assistente Paolo Glisenti; Formigoni vuole che le decisioni vengano prese dal Cipem che, a suo dire, deve funzionare come un vero e proprio consiglio di amministrazione. La bilancia comincia a pendere dalla parte del governatore, nel senso che anche il ministro Tremonti e il presidente della Camera di commercio Sangalli si chiedono, nel caso passasse la linea del sindaco, chi controllerà la fine che faranno i finanziamenti pubblici.
Il risultato è che è ancora tutto fermo, che nel Cipem entrano sempre più rappresentanti del governo, che Berlusconi sta cominciando a innervosirsi al punto da scendere personalmente in campo per riscrivere il decreto. Ma il problema è sempre lo stesso: ormai è difficilissimo scontentare uno solo dei due contendenti senza creare un vero e proprio caso politico, un conflitto tra la Regione Lombardia e il Comune di Milano. A Formigoni il premier ha già chiesto numerosi «sacrifici» politici, può chiedergliene altri? Ma d'altra parte non è ipotizzabile un Expo milanese che non coinvolga totalmente il sindaco di Milano. Insomma è davvero un bel pasticcio.
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