Expo, il governo: mancano 3 miliardi

Il 20% delle risorse necessarie alle infrastrutture non è stato stanziato. La Regione: "Sia inserito nella Finanziaria". Ma il sottosegretario Castelli lo esclude: "Irrealistico con questo debito pubblico, sono allo studio delle alternative"

Expo 2015, all’appello mancano tre miliardi di euro. Calcolatrice alla mano, Roberto Formigoni, fa i conti: «L’ottanta per cento delle risorse necessarie è già stato stanziato ma manca il restante venti per cento, ovvero tre miliardi di euro». Fondi che, afferma il presidente della Regione, «devono essere trovati entro dicembre con la Finanziaria». Ma, sorpresa, pensare di trovare risorse aggiuntive in Finanziaria è «irrealistico» replica Roberto Castelli: «In Italia abbiamo ereditato il più grande debito pubblico pro-capite del mondo. È una palla al piede che ci portiamo dietro. Penso che sia possibile trovare solo una piccolissima parte di questi fondi in Finanziaria». Secondo il sottosegretario alle Infrastrutture è «però possibile trovare risorse alternative ai canali tradizionali. Al momento non posso dire quali siano le riserve alternative perché ci stiamo lavorando, però sono risorse realistiche». «Riserve alternative» pro Expo che, ad esempio, potrebbero venire anche dalla «vendita delle infrastrutture esistenti» suggerita da Vito Gamberale. Per l’amministratore delegato di F21 «le istituzioni per procurarsi i mezzi devono vendere le infrastrutture che hanno ai fondi che le possono comprare». «Questo è il circolo virtuoso che si deve attuare, le infrastrutture esistenti pubbliche devono essere vendute e con questi ricavati le istituzioni possono sottoscrivere capitali per le nuove infrastrutture». Ma, avverte Gamberale, «prima di parlare di nuove infrastrutture bisogna capire che il problema più critico è il processo autorizzativo, ovvero se non si chiarisce questo, in Italia, difficilmente si faranno infrastrutture». Criticità a parte, l’amministratore delegato di F21, esclude che il fondo da lui guidato «possa direttamente investire nelle nuove infrastrutture non ancora finanziate connesse all’Expo» poiché «i fondi di investitori non possono finanziare opere nuove i cui tempi di realizzazione sono lunghi e incerti». E mentre Formigoni riconvoca nuovamente il tavolo Lombardia - che coordina gli interventi strutturali - allargandolo ai rappresentanti delle regioni vicine, apre le porte all’aiuto di fondi privati: «Possono rappresentare una possibilità concreta, ma l’intesa deve comunque essere a tre, ovvero il governo deve dare il suo parere perché fin quando non avremo il federalismo fiscale è lo Stato stesso responsabile». Intanto, dal Pirellone arriva una lettera aperta al Comune di Milano su Expo firmata da Davide Boni, che mette nel mirino gli indici di edificabilità: «Una sofferenza non irrilevante in una città già fortemente urbanizzata. Si fa in fretta a costruire, più difficile è ridare spazi e zone alla popolazione». Come dire: «Non pensiamo a riempire uno scatolone, senza conoscere prima le dimensioni e lo spazio di cui disponiamo». Messaggio chiaro, quello siglato dall’assessore regionale al Territorio: «Ogni decisione che può determinare ripercussioni sul territorio lombardo deve essere valutata da tutti i livelli istituzionali».