«Expo, per le imprese lombarde una scommessa da 4 miliardi»

«Ma no, no; nessun litigio, nessuna polemica. Voi giornali avete un po’ drammatizzato. Si è trattato di normale dialettica, una salutare discussione sulla governance dell’Expo».
Nel petto di Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano, presidente di Confcommercio, presidente dell’Unione del Commercio, del Turismo, dei servizi e delle Professioni della provincia di Milano, batte ancora un cuore democristiano.
L’ex parlamentare dc (è stato deputato dal 1968 al 1992) «guida» un esercito di oltre 280mila imprese. Avrebbe tranquillamente potuto fare il sindaco, hanno cercato più volte di sedurlo sia il centrodestra che il centrosinistra. Avrebbe dovuto scegliere, preferisce stare in mezzo e fare gli interessi dei suoi «soldati».
«E poi - riprende Sangalli - è inutile stare qui a rivangare quello che è successo. Guardiamo avanti. Nei giorni scorsi Berlusconi ha detto che, chiusa la vicenda Alitalia, si dedicherà anima e corpo all’Expo; ha detto che presto ci sarà il decreto, che Paolo Glisenti sarà l’amministratore delegato, che ci sarà un regolare consiglio d’amministrazione, che la Regione avrà un suo rappresentante in questo consiglio. Quindi tutti contenti e felici. Già questo è un passaggio certamente importante e positivo».
Però, intanto, per discutere di poltrone si sono già persi sei mesi.
«Mi permetto di correggere un po’ il tiro». Sangalli fa un largo sorriso e poi riprende. «Lo dico da democristiano, non è che si sia perso il tempo in questi sei mesi, durante i quali c’è stata una dialettica per arrivare alla governance. Quello che noi, noi come Camera di commercio, ci siamo sempre permessi di dire è che non si perdesse mai lo spirito di squadra che era stato quello che ci aveva portato alla vittoria su Smirne il 31 marzo. Abbiamo letto con soddisfazione quello che ha detto il presidente del Consiglio. Il fatto poi che ci sia un consiglio di amministrazione con Glisenti come Ad ci trova d’accordo perché sono le cose che abbiamo sempre sostenuto, questo va detto. Ad un certo punto si era fatto anche il nome della Bracco come presidente della Soge, si figuri se a noi non andava bene. È bravissima come presidente di Assolombarda, è bravissima come vicepresidente della Camera di commercio...».
Ma lei ha detto anche al sindaco Moratti e al presidente Formigoni che l'importante è mantenere lo spirito di gruppo?
«Non l’ho detto a loro personalmente, lo dico in senso generale, lo dico anche rivolto a me stesso; se dopo qualche mese non c’è ancora il decreto, si può anche arrivare a perdere questo tempo... Insomma, per dirla in maniera molto chiara, quando sono venuti fuori alcuni nomi, sui quali non voglio discutere, però mancava il rappresentante della Regione... poteva essere un passaggio pericoloso, in questo senso noi parliamo di spirito di gruppo. Adesso stando a quanto ha detto Berlusconi il rappresentante della Regione c’è».
Presidente Sangalli, ma il suo esercito di imprese e di commercianti che cosa si aspetta dall’Expo e come si prepara a questo evento?
«Guardi il mio esercito, come lo chiama lei, si aspetta tantissimo dall’Expo 2015. Ovviamente, essendo imprenditori, sanno che per guadagnare bisogna investire. Abbiamo fatto delle indagini da cui risulta che le imprese milanesi sono pronte a impegnarsi in progetti e investimenti. Parliamo di 4,1 miliardi di euro e di 98mila assunzioni».
E che cosa chiedono in cambio?
«Ci sembra che le richieste che stanno emergendo si possano sintetizzare con tre C. Certezza, che significa procedure trasparenti, puntualità nella tempistica e garanzia nelle decisioni. Contenuti, cioè progetti lungimiranti e duraturi. Condivisione, che significa discutere insieme dei progetti rafforzando il partenariato tra pubblico e privato di cui la Camera di commercio è la naturale linea di congiunzione. E poi..., poi ci vuole la quarta C, senza la quale è difficilissimo avere successo».
Ma in concreto che cosa vogliono le imprese?
«Dalla nostra ricerca le priorità sono infrastrutture e sicurezza. Andando più nel dettaglio chiedono di potenziare i collegamenti tra la città, Malpensa e la Fiera di Rho-Pero; interventi contro la piccola criminalità locale; più linee del metrò, tram, bus e treni più frequenti; più vigili di quartiere; più parcheggi; la ristrutturazione degli edifici esistenti; più aree verdi».
E i grandi progetti che dovrebbero cambiare il volto di Milano?
«Le infrastrutture sono grandi progetti e per le imprese sono assolutamente necessarie, le aspettano da anni. Poi si sente parlare di tunnel per snellire il traffico di superficie e migliorare la qualità dell'aria; ho letto che la Moratti in visita a Stoccolma è rimasta impressionata dallo smaltimento dei rifiuti tipo posta pneumatica; sono progetti grandiosi, ma scavare a Milano non è così semplice. Però noi siamo ottimisti per natura e ogni tanto bisogna anche ragionare in grande. Perché no?».
Nel suo «esercito» ci sono anche alberghi e ristoranti, che saranno determinanti per il successo dell'Expo.
«Sono sicuro che anche loro si faranno trovare pronti per questo impegno. Uno su venti si aspetta di raddoppiare il fatturato durante l’Expo; mediamente è previsto un incremento del 25 per cento. In generale l’effetto Expo previsto dalle imprese di Milano e provincia vale 44 miliardi di euro».
Ci saranno tanti appalti. E preoccupano le notizie di una ’ndrangheta molto attiva a Milano.
«Si ricorda la prima “C”? Non drammatizzo ma so che dovremo stare molto attenti e dovremo mettere in atto tutte le garanzie possibili. Noi, avendo in mano l’anagrafe delle imprese, abbiamo una funzione di osservatorio molto importante».
Quest’anno, però, l’Expo di Saragozza è stato un flop. Si parla di un passivo di 30 milioni di Euro. Dove hanno sbagliato gli spagnoli?
«Mi fa una domanda davvero difficile. A Saragozza abbiamo fatto proprio un blitz, con Formigoni, col sindaco, con Penati, con la Fiera, con la Camera di commercio. Non so se e dove sono stati fatti errori; non voglio neppure pensarci. Il nostro Expo sarà un successo, per Milano è un’occasione unica - 14 miliardi di investimenti -, non possiamo sbagliare e non sbaglieremo. Saremo così forti da portare qui i 29 milioni di visitatori previsti, ci saranno fra l'altro settemila eventi... pensi a quanti cinesi ricchi ci saranno nel 2015. Ma non c’è solo Milano. Fa parte del contenuto di Expo, daremo una mano a quei Paesi che non hanno la fortuna che abbiamo noi, andremo a creare scuole, università, posti di lavoro anche all'estero. La solidarietà di Milano è una delle carte vincenti di Expo».
Intanto, però, Penati ha ripreso le polemiche. Ha detto che si è perso tempo per colpa della Moratti e che, se non sarà chiara la missione della Soge (la società che gestirà gli appalti per l’Expo), la Provincia è pronta a uscire.
«Ma no, è già rientrato tutto. Vedrà che anche la Provincia avrà il suo ruolo e farà la sua parte. Com’è naturale che sia. Come le dicevo all'inizio è solo dialettica».
Presidente, adesso lasciamo l’Expo. Quando c’è stata la rottura con la Moratti, la Maiolo ha detto testualmente: «Ho fatto il possibile, lottando contro lobby terribili, come i commercianti». Siete davvero così potenti?
«Affatto; noi rivendichiamo, come abbiamo sempre fatto la nostra autonomia dalla politica, che non significa indifferenza qualunquistica. Ci teniamo stretto il diritto-dovere di analizzare, programmare e anche di criticare. E quella frase mi suona strana, perché con l’assessorato abbiamo sempre cercato di collaborare, ed è stata anche una collaborazione positiva».
Il vecchio cuore democristiano continua a battere.