Expo, gli industriali si schierano con la Moratti

L’avvertimento all’esecutivo: sì al federalismo fiscale se non porta altre tasse

«Scusate il ritardo, ma ci vuole una vita per arrivare a Milano». Parla Diana Bracco e non potrebbe esserci coincidenza più piena tra l’esperienza personale e il ruolo di presidente di Assolombarda e poco dopo, dal tavolo dei relatori, illustra ai parlamentari eletti in Lombardia la top ten di richieste al governo in vista della finanziaria: «Le infrastrutture non sono una priorità, ma la priorità». C’è poi l’allarme Malpensa, sotto attacco da Fiumicino («L’aeroporto lombardo non si può toccare, per noi è una necessità» è l’altolà della presidente di Assolombarda), la richiesta di avere a Milano l’Agenzia per l’innovazione, i timori di nuove imposte locali. Non è solo un cahier de doléances, perché tra le lamentele la Bracco vede una chance inattesa per la città e cioè l’Expo 2015 proposta dal sindaco, Letizia Moratti: «Dobbiamo correre tutti insieme sul progetto, ci dobbiamo impegnare allo spasimo, così attiveremo un circuito positivo anche per le infrastrutture. L’Expo 2015 avrebbe una fortissima ricaduta su tutta la fascia del Nord e Milano è una candidatura positiva anche nell’ottica Paese».
L’esigenza di trovare soluzioni è più forte che in passato, dal momento che la congiuntura economica non è favorevolissima. Lo spiega il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Fontana, la federazione che raggruppa le dodici associazioni territoriali della Regione: «La Lombardia negli ultimi anni sta perdendo colpi. È una regione importante ma le sue performance di crescita sono inferiori a quelle di altre regioni europee. Bisogna che torni a essere locomotiva, altrimenti il rischio è che l’Italia non abbia nessuna regione in eccellenza».
La diagnosi e la cura si fondono. La perdita di competitività, secondo gli industriali, è dovuta soprattutto ai tempi di percorrenza su strade e autostrade: sulla rete stradale lombarda ci si muove a 23 chilometri l’ora. Senza contare le difficoltà di Malpensa che rischia di perdere il ruolo di hub internazionale per essere ridotto a una periferia di Roma. La Bracco è più che preoccupata: «Leggo che vogliono spostare su Roma le rotte internazionali. Io, che ho continue riunioni con le imprese multinazionali, dico di fare attenzione, perché le connessioni aeroportuali rapide sono fondamentali». Da qui l’invito: «Dobbiamo fare squadra».
Tra le paure degli industriali, l’arrivo di nuove tasse, nascoste sotto la bandiera del federalismo. «No all’aumento delle imposte regionali e locali. Sì al federalismo fiscale, servono istituzioni fiscali più autonome» dice il presidente di Confindustria Lombardia, ma le anticipazioni che arrivano dal ministero del Tesoro non lasciano ben sperare. «Chiediamo che nella finanziaria siano mantenuti i 130 milioni del Fondo unico per la competitività e lo sviluppo stanziati dallo scorso governo» dice Fontana.
L’idea di Confindustria è creare una lobby della Lombardia che vada oltre gli schieramenti. Un «partito delle infrastrutture» che però si infrange sulle anticipazioni della Finanziaria (le migliori ipotesi danno semaforo verde solo per la Pedemontana) e sulle prime divisioni. Forza Italia è critica. «È grave l’assenza del governo all’assise di Confindustria. La sola nota inviata dal sottosegretario Enrico Letta non basta» attacca l’europarlamentare azzurro, Mario Mantovani. «Sconcertante tentativo di strumentalizzare l’iniziativa» replica il segretario regionale dei Ds, Luciano Pizzetti. Ma sotto la Quercia non mancano i distinguo. A parlare è ancora Pizzetti: «Vedo grande attenzione al Nord della Lombardia e scarsa al Sud. La Tirreno Brennero e il bacino del Po non vengono considerate». Forse l’asse con l’Emilia Romagna è più politicamente corretto.