Expo, Milano contro l’armata turca

Oggi a Parigi i 154 delegati sceglieranno chi tra Milano e Smirne ospiterà l’Esposizione del 2015. Italia favorita, ma scatta l’allarme franchi tiratori: a rischio i voti di Cuba e Grecia

Parigi - Mamma li turchi. Calati a Parigi con una delegazione ufficiale di 724 persone per strappare a Milano l’organizzazione dell'Expo universale del 2015. Chiaro che per la finale di oggi pomeriggio hanno scelto la marcatura a uomo. Anzi a uomini visto che, fatti due conti, i delegati dei 154 Paesi con diritto al voto avranno addosso almeno cinque «personaggi» a cui è stata affidata la missione di accompagnarli passo passo fino al momento del voto. Potessero, aiuterebbero anche ognuno di loro a schiacciare il bottone che oggi alle 17 deciderà chi tra Smirne e Milano si aggiudicherà un affare da 20 miliardi di euro, 70mila posti di lavoro e 30 milioni di visitatori in sei mesi. Cifre da capogiro che giustificano la caccia all’ultimo voto. Con il sindaco Letizia Moratti asserragliata nel suo quartier generale alle spalle di avenue Foch ormai da settimane. E impegnata in un estenuante rosario di almeno venti incontri al giorno con ministri, ambasciatori e imprenditori di tutto il mondo. Mentre i nostri terzini addetti alla marcatura sarebbero in tutto una quarantina.

E i turchi? Banchettano da giorni. Sabato sera gran cena di gala all’hotel Ritz rigorosamente a base di kebab, ieri a pranzo nuovo appuntamento culinario. Nel frattempo tutto quello che serve per convincere i delegati. Comprese le paginate comprate sui quotidiani di tutto il mondo, gli spot sulla Cnn e i due miliardi di euro per tappezzare la città e far girare i bus di Parigi con le immagini dell’Egeo sulle fiancate. Basterà? Impossibile dirlo perché il voto è segreto e soprattutto non espresso da un ministro, ma dagli ambasciatori dei vari Paesi presso l’Unesco fissi a Parigi. Nel clan della Moratti sono ottimisti, i voti di vantaggio sarebbero «più di dieci e meno di venti». Una stima prudenziale, «mettendo in conto anche dieci franchi tiratori». Di sicuro c’è che una buona parte dell’Africa, soprattutto quella sub-sahariana, è in cassaforte. Per Milano voterà anche il Sud America dove ha funzionato la diplomazia del petrolio (fedelissimi Venezuela, Brasile Argentina e Cile, ma anche l’Honduras). E, straordinario, anche il «compagno presidente» del Nicaragua come ha assicurato con un discorso ufficiale il suo ministro durante l’ultimo Forum a Milano. Favorevoli anche i Caraibi con la sola Cuba che, dopo aver «incassato» lo stock di pulmini promesso, ora minaccia di tirare il pacco. Non dovrebbe funzionare il blocco islamico dopo che l’ultimo congresso a Dakar ha respinto la richiesta di una mozione comune fatta dal presidente della Repubblica turca. Islam diviso, ma in moltissimi voteranno Smirne. Così come Israele che da quelle parti deve continuare a fare le sue esercitazioni militari, Cipro e incredibilmente, visto l’odio atavico, anche la Grecia. Spaccata è l’Europa con la Germania e l’Austria principali sponsor della corsa di Smirne in omaggio a una business community turca che da quelle parti pesa moltissimo. Con Milano Francia, Spagna e Portogallo e Gran Bretagna. Data per persa praticamene tutta l’Asia. Con Smirne probabilmente anche l’Oceania. Il premier Romano Prodi, atteso a Parigi per oggi, se la cava con una battuta «Vinca il migliore. E il migliore è Milano». Dalla Moratti, invece, nessuna previsione. «La carta vincente - si lascia andare il marito, il petroliere Gianmarco - dovrà essere la nostra simpatia. Loro, invece, usano il pugno di ferro. E quella Germania che ci è sempre contro. Meno male che poi li “legniamo” a calcio».