Expo non è all’Annozero Moratti: "Ci sono i soldi e la nuova idea di città"

Il sindaco da Santoro: "Non sarà solo cementificazione". Dal governo 1.321 milioni di euro: slitta solo la metrò 6

Letizia Moratti arriva carica nell’arena tv di Michele Santoro. E a Annozero difende Milano dagli attacchi di chi la dipinge come una centrale di abusivismo e malaffare: «Milano non è questa, è un modo di descrivere il territorio che non corrisponde alla realtà. È un’offesa ai cittadini milanesi».
La Moratti cavalca ciò che sarà Milano grazie alla manifestazione del 2015: «Expo è una nuova idea di città, che ci aiuterà anche a potenziare il trasporto pubblico e a offrire case di edilizia sociale». La Moratti si è allenata al confronto tv confrontandosi con il suo assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli. È preparata e entra nel dettaglio, ricordando i sistemi di difesa della legalità adottati in città: «Milano, prima in Italia, ha messo a punto un sistema di controlli sugli appalti pubblici. Grazie a questo sistema ha vinto il premio di Transparency international» si vanta il sindaco, replicando ad Antonio Di Pietro che si lamenta degli appalti affidati «ai soliti noti».

Ospite di Annozero è anche Lucio Stanca, amministratore delegato di Expo 2015. Si parla di commissione antimafia («non l’ha voluta il prefetto» ricorda la Moratti). Stanca ammette che «il rischio c’è, bisogna vigilare». Il sindaco aggiunge: «Il Comune ha segnalato quattrocento imprese alle autorità giudiziarie che secondo noi hanno dei problemi». Fino all’attacco a muso duro contro Antonio Di Pietro che la incalza: «Perché quando era ministro non ha fatto in modo che nel casellario nazionale delle imprese per tutte le stazioni appaltanti fosse possibile sapere quali sono le imprese mafiose?». La Moratti ripete in un ritornello d’accusa: «Non l’ha fatto, non l’ha fatto, non l’ha fatto».
Il sindaco racconta la sua città: «È fatta di uomini e donne che lavorano tutti i giorni onestamente e si dedicano alla propria famiglia ma anche al volontariato. Mi dispiace solo che ci sia questa immagine come se Milano e la Lombardia fossero solo questo, non rende giustizia ai cittadini». E la cementificazione? Moratti tira fuori grafici e tabelle per spiegare che Milano è una delle città più verdi d’Europa: «Milano è la tra le città con una densità minore di costruzioni per abitante, pari a 7,118; a Londra è 12,331; a Barcellona 15,779».
Scoppia anche una lite domestica con la cognata e consigliere comunale d’opposizione, che in tv attacca i costruttori. Replica il sindaco: «Milly Moratti ha corso nelle elezioni comunali con la lista Ferrante, il dottor Ferrante lavora nel gruppo del dottor Ligresti». Il sindaco smentisce l’immagine di una città ostaggio dei palazzinari: «È riduttivo parlare di una città solo in mano a chi costruisce, Milano ha un tessuto produttivo molto diversificato. Certo Milano costruisce come tutte le grandi città, ma è un modo per ridare spazi fruibili che ora non lo sono». E anche per recuperare parchi e giardini: «Recupereremo il verde dagli scali ferroviari dismessi».
E il ruolo dei privati? «Il Comune può avere oneri di urbanizzazione, opere, servizi. Quello che cerchiamo è di avere funzioni pubbliche che servono a quell’area. Per esempio a Citylife abbiamo chiesto, a costo di Citylife, di costruire un museo di arte contemporanea e non del design, che è già in Triennale e Citylife, a costi più alti, ha accettato». Alla fine di Expo si parla poco o niente. Quando le riesce, la Moratti si entusiasma per quel che sarà nel 2015: «Expo è un grande progetto culturale, scientifico e economico, di relazioni con 154 Paesi, che l’Italia ha vinto con una grande mobilitazione bipartisan. Il primo obiettivo è rafforzare attraverso lo strumento Expo le relazioni tra l’Italia e singoli Paesi e già lo stiamo facendo». Sintesi finale: «L’anima di Expo non è ancora riuscita a venire fuori e va condivisa con tutti. Tutti siamo chiamati a dare un contributo: la fame, la povertà, l’ambiente, le malattie. Questa parte di Expo non è ancora emersa ed è invece una parte su cui abbiamo lavorato tantissimo».