Expo, Pd e sinistra vogliono demolire l’intesa sull’edificabilità delle aree

Così com’è, l’accordo non piace al Pd, che è pronto a dare battaglia in
giunta, né al suo assessore Stefano Boeri e neanche alla sinistra
radicale. Tutti chiedono modifiche. Basilio Rizzo, presidente del
consiglio comunale, annuncia il suo voto contrario. Il capogruppo del Pdl, Masseroli, ironizza: "Ho l’impressione che
si arrampichino sui vetri inventando soluzioni inopportune. Qualsiasi
passo indietro sarebbe fatale per l’Expo"

Expo? «Abbiamo ancora dei punti di criticità ma io sono convinto che si possano risolvere oggi stesso». Parola di Giuliano Pisapia, alla vigilia della firma dell’accordo di programma sulle aree che ospiteranno la manifestazione del 2015. L’«oggi» di Pisapia era ieri, perché questa mattina in via Rovello è attesa la sigla finale sugli impegni. Promotore il Comune di Milano con Regione, Provincia, Comune di Rho e Poste Italiane spa, aderiscono la società di gestione Expo 2015 e Arexpo, la newco a maggioranza pubblica al momento interamente della Regione. Poi mercoledì il testo arriverà in giunta e infine in consiglio comunale per l’approvazione finale. Ma il tempo promette burrasca.
Così com’è, l’accordo non piace al Pd, che è pronto a dare battaglia in giunta, né al suo assessore Stefano Boeri e neanche alla sinistra radicale. Tutti chiedono modifiche. Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale, annuncia il suo voto contrario: «Se, e sottolineo se, il testo è uguale a quello di aprile della Moratti, io voterò no per coerenza». Il capogruppo del Pdl, Carlo Masseroli, ironizza: «Ho l’impressione che si arrampichino sui vetri inventando soluzioni inopportune. Qualsiasi passo indietro sarebbe fatale per l’Expo».
L’indice edificatorio di 0,52, cioè 400mila metri quadrati edificabili, i 30mila metri quadri destinati all’edilizia privata, i 42 milioni di euro da versare ai Cabassi per l’acquisto delle aree sono i numeri più importanti sul piatto. Pd e Boeri sono a caccia di una soluzione per non cedere su tutta la linea. Il problema riguarda il dopo Expo e la linea Boeri-Pd sarebbe destinare le aree a una funzione pubblica. Tra le ipotesi, il trasferimento dell’Ortomercato e della Facoltà d’Agraria.
Lo 0,52, ovvero l’indice edificatorio, è ritenuto difficilmente modificabile, anche se il referendum ha chiesto di mantenere integralmente il parco agroalimentare dell’Expo. Pisapia dice che si tratta di «un limite massimo, non è detto che sarà quello utilizzato successivamente». Ma se si acquistano le aree dai Cabassi e poi si abbassa l’indice, facendo perdere di valore all’area, si rischia una contestazione da parte della Corte dei conti. Si sta anche valutando di ricorrere alla perequazione, strumento urbanistico che prevede di trasferire altrove il diritto di costruire. In quel caso, però, bisognerebbe indicare l’area in cui si vuole costruire. E sarebbero nuovi guai.