«Expo rilancia l’Italia

Milano Diana Bracco ci crede davvero. Non ha accettato la presidenza di Expo 2015 Spa solo per aggiungere un’altra palla al suo già nobilissimo blasone imprenditoriale. «L’Esposizione è un’occasione unica non solo per Milano ma per tutta l’Italia. Non possiamo sprecarla e non la sprecheremo».
Belle parole, belle intenzioni. I primi passi sono stati difficili. Ci sono ancora incomprensioni tra il ministro Tremonti e il sindaco Moratti. Ai soldi stanziati dal governo mancano tre miliardi per le infrastrutture. «In un’impresa complessa come questa i problemi sono all’ordine del giorno. Milano ha conquistato l’Expo grazie al gioco di squadra: tutti hanno partecipato a questo successo, dagli uomini del vecchio governo a Berlusconi, alla Moratti, a Formigoni. Scese in campo anche Confindustria, mi sono data da fare anch’io. A Parigi, il 31 marzo, il giorno dell’assegnazione di Expo a Milano, ho visto baci e abbracci fra persone che si odiavano. Quello spirito di squadra sarà l’arma vincente. Ci sono voluti 8 mesi per varare il Cda di Expo, c’è stata qualche incomprensione ma ora siamo tutti consapevoli che bisogna andare avanti uniti. Andremo a Roma da Tremonti per spiegargli come pensiamo di costruire il percorso Expo che servirà per rilanciare il Paese. Per quanto riguarda i soldi, tutte le opere sono già finanziate, mancano quei tre miliardi per le infrastrutture ma risolveremo anche questo problema. Ci sono anche le imprese, si impegneranno anche finanziariamente. Tocca a noi convincere tutti che bisogna partecipare».
La sua nomina a presidente di Expo 2015 Spa è stata molto criticata dalla sinistra che tira in ballo, tanto per cambiare, il conflitto di interessi.
«Le polemiche politiche non mi interessano. Dico che non si può non tener conto delle imprese quando si organizza un evento del genere. Le imprese devono e vogliono mettere le loro competenze e la loro forza progettuale a disposizione di Expo. Le imprese non sono solo le fabbriche, sono imprese i ristoranti, gli alberghi, i tabaccai e io sono presidente di Assolombarda ma anche vicepresidente di Camera di commercio, quindi le rappresento tutte. E vedrà che gli appalti per Expo avranno il massimo della trasparenza».
Due i temi principali di Expo 2015: la nutrizione e l’ecosostenibilità. Come li porterete avanti?
«Partiamo dal presupposto che l’ambiente è un’opportunità di sviluppo e di crescita e noi dobbiamo puntare sulla sostenibilità per migliorare la qualità della vita e per creare opportunità di business e di occupazione. Milano è ricca di un patrimonio di competenze e conoscenze in linea coi migliori standard internazionali. La sfida è metterle a sistema per coniugare, in un progetto di lungo periodo, sostenibilità, ambiente e innovazione. Non a caso abbiamo ottenuto una grande disponibilità dalle associazioni ambientaliste; non a caso Milano sarà presente all’Expo 2010 a Shangai con un padiglione sul tema dell’ambiente; siamo stati invitati perché siamo tra le prime 12 metropoli al mondo per politiche e prassi che riguardano lo sviluppo sostenibile e il rispetto dell'ambiente».
E per quanto riguarda l'alimentazione o, meglio, la nutrizione?
«Milano e la filiera alimentare italiana costruiranno un percorso sulla nutrizione che parte dall’agricoltura e arriva agli integratori alimentari farmaceutici. Questo tema scelto dalla Moratti parte da una visione, dalla volontà di aiutare i Paesi dove c’è ancora chi muore di fame».
Primi scogli da superare?
«Mettere velocemente in movimento la macchina. Sei anni non sono molti, bisogna correre ma per farlo è necessaria una struttura adeguata. Comunque non abbiamo aspettato; stiamo lavorando a una serie di progetti che confluiranno nel pacchetto Italia, che è il pacchetto Expo 2015, che poi va presentato al mondo e sulla base del quale il mondo va attirato verso l’Italia».
Si parla di 29 milioni di visitatori per l’Expo e di 70mila nuovi posti di lavoro. Sono cifre attendibili?
«Sono cifre calcolate in modo serio. Per ottenerle ci sarà bisogno di un sistema aeroportuale e strutturale all’avanguardia, Malpensa non potrà essere quella che è oggi. Dovremo spingere i visitatori a visitare tutte le nostre città d’arte, non solo Milano».
Che cosa resterà a Milano, all’Italia alla fine di Expo 2015?
«Sul piano concreto una città più bella e, finalmente, infrastrutturata. Ma il lavoro porterà anche una crescita culturale con la valorizzazione dell’aspetto etico dell’impresa e una maggiore responsabilità sociale. Se otterremo questo avremo vinto la nostra sfida».