Expo, scontro sui vertici Salta il battesimo a Roma

Falsa partenza per il Cipem, la squadra che gestirà i preparativi dell’Expo. Con tanto di scontro al vertice e, a quanto emerge da indiscrezioni, la minaccia da parte del sindaco Letizia Moratti di abbandonare l’incarico di commissario. L’avvio dei lavori, programmato per ieri a Roma, è slittato a mercoledì prossimo. E l’Expo parte a singhiozzi. Scandito dal braccio di ferro Moratti-Formigoni sulla gestione dell’assemblea a cui appartengono sia i rappresentanti del governo sia gli enti locali. Bisogna chiarire alcuni passaggi dello statuto e definire nel dettaglio la natura giuridica del tavolo che costruirà, mattone su mattone, l’impero Expo, curando la regia da qui al 2015. Cioè bisogna determinare se il Cipem sarà un comitato o un consiglio di amministrazione.
Il sindaco Letizia Moratti propende per un amministratore unico della società di gestione e non per un consiglio di amministrazione. Di contro, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è per il cda. Ci sarà tempo per decidere e trovare un accordo nei prossimi giorni. «C’è qualcosa da rivedere nel provvedimento di istituzione del comitato stesso - spiega Formigoni -. Andiamo comunque verso un vero e proprio consiglio di amministrazione, che è l’unica richiesta che la Regione ha fatto sin dal primo momento, a tutela dei soldi dei cittadini che gli enti sono pronti a stanziare per la riuscita dell’evento».
Intanto ieri si è deciso di aprire il tavolo del Cipem ad altri ministri oltre a quelli già compresi, come ad esempio Stefania Prestigiacomo (Ambiente), coinvolti per un verso o per l’altro nell’organizzazione dell’evento del 2015.
Non manca occasione per ribadire il suo «l’avevo detto io» il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, convinto da tempo che il decreto per l’istituzione del comitato sarebbe stato da cambiare. Penati scongiura il rischio di dare vita a «un mostro giuridico» e punta a porre rimedio a quello che definisce un «pasticcio». «Mi dispiace essere stato facile profeta - dichiara - ma avevo previsto che sarebbe andata così. E adesso bisognerà rimettere mano al decreto perché la governance prevista per l’Expo non sta in piedi dal punto di vista giuridico». Si tratta di stabilire la natura del comitato per prevenire i problemi e far andare tutto liscio una volta cominciato il percorso dell’organizzazione.
Il governo è impegnato a trovare una soluzione perché gli enti pubblici, che metteranno i finanziamenti per la realizzazione delle opere connesse a Expo 2015, siano coinvolti in un tavolo che abbia la responsabilità delle decisioni. Penati, convinto che il premier Berlusconi «potrà sbloccare la situazione», dopo gli screzi di ieri ha invitato i protagonisti istituzionali della corsa all’Expo a ritornare «allo spirito della campagna per la candidatura e stabilire una governance per una società con un cda che rappresenti tutti gli enti che ci mettono i quattrini e un amministratore delegato al posto di un amministratore unico».
Seppur zoppicante, l’ingranaggio Expo sta per partire. E gli affari si rivelano da subito interessanti: 30 milioni di turisti e una crescita del fatturato del 10 per cento. Parola del premier Silvio Berlusconi. Non solo. Risultano succulenti anche gli introiti calcolati. Fra visitatori e giri di affari, si attendono quasi cinquanta miliardi di entrate in più per la Lombardia e le aziende italiane.