Export giochi impossibile: troppe tasse

Ughi (Snai): «Eccessivi impedimenti finanziari in Italia»

Filippo Grassia

Nel suo intervento al ProGameShow di Bologna, il sottosegretario Manlio Contento con delega ai giochi ha auspicato una sempre più forte presenza del prodotto italiano all’estero. Questo il suo pensiero registrato da Agicos: «L’apertura normativa ha permesso a tutto il comparto di rinnovarsi e aumentare gli investimenti. Al giorno d'oggi non si tratta più di un settore nazionale: la più grande rete d'Europa di apparecchi da intrattenimento collegati è un nostro vanto. Purtroppo però da parte dell'informazione non c'è stato il necessario appoggio. Oggi l'Italia ancora non sa che negli ultimi anni il mercato è stato letteralmente strappato alla clandestinità. Le questioni ancora aperte sono due. La prima riguarda la rete che deve completarsi e far capo ad un controllo pubblico perché la battaglia all’illegalità si realizza facendo investimenti ed ampliando l'offerta, ma sotto il controllo statale. La seconda questione è il prelievo fiscale. Non sono in grado di dirvi se ci riusciremo, ma l'abbassamento del prelievo fiscale è una questione che sottoporremo al nuovo ministro dell'Economia». Poi ha aggiunto che il prodotto italiano, di così elevata qualità, va offerto all’estero «perché senza confronto un settore è necessariamente deficitario».
I due argomenti sono strettamente collegati e di grande attualità perché l’Amministrazione dello Stato, entro la fine del mese, deve presentare al ministero dell’Economia le proposte da inserire eventualmente in Finanziaria. La tassazione è al primo punto. Qui non si tratta di aumentare le entrate dei concessionari, ma di rendere competitiva l’offerta in ambito sopranazionale e di incitare con i fatti i bookmaker esteri a mettere casa nel nostro Paese. Ma se i prelievi sono così forti, ogni ambizione si spegne sul nascere. Sul piano tecnologico e organizzativo siamo all’avanguardia, ma questa leadership non basta da sola a capovolgere lo stato dell’arte. Totosì ha minacciato all’inizio del mese di uscire dai confini: «Impossibile andare avanti a queste condizioni». Da tempo immemorabile Ughi, presidente di Snai, chiede un adeguamento della tassazione allo standard dei livelli europei: «Quello che conta è il mercato. E il mercato rifiuta a livello europeo i legacci finanziari del nostro Paese». A sua volta Sandi, ad di Sisal, ha sottolineato la minaccia che giunge dall’estero: «Si tratta di concorrenti agguerriti, soggetti a tassazioni modeste o nulle, che aumentano di continuo la clientela italiana».
Il gioco telematico è in continua espansione in Italia e vale all’incirca il 15% del totale, ma non tiene conto delle transazioni effettuate sui siti esteri. A spanne potrebbe essere il doppio. L’on. Contento ha affermato a Bologna che il settore è stato letteralmente strappato alla clandestinità. Affermazione corretta riguardo al gioco classico, quello effettuato nelle agenzie, ma anacronistica se riferita alle scommesse via Internet. Ci sarà pure un motivo se in Inghilterra si pagano le tasse solo sul reddito o se Malta, dove i prelievi fiscali sono di poco superiori allo zero, sta diventando la capitale del gioco telematico con almeno 3mila persone impiegate nel settore. Per non parlare dell’Austria che accoglie a braccia aperte i bookmaker. Con le attuali normative in materia fiscale, l’Italia rischia di trovarsi fuori dal mercato internazionale e di perdere una grande opportunità in termini di investimento e di occupazione. La lotta al gioco illegale non si fa con i comunicati, ma con i fatti. Il ministro Tremonti ne sa qualcosa.