Extracomunitario o no, non deve passarla liscia

L’orrore di quei poveri ciclisti falciati da un’auto al cui volante era
un drogato, privo della patente che gli era stata tolta per precedenti
infrazioni, non riguarda specificamente gli extracomunitari. Ma c'è il rischio che il guidatore possa farla franca

Non prenderò spunto dalla spaventosa strage di Lamezia Terme che ha un protagonista marocchino - altri lo farà suppongo - per risollevare il problema di un’immigrazione disordinata, largamente incontrollata, e per questo pericolosa. Il coinvolgimento di molti, troppi extracomunitari in vicende sanguinose e delittuose - con prevalenza di provenienti da determinate aree, tra esse il Nord Africa - sollecita inquietudini e allarmi legittimi. La frangia sbandata, rissante, trasgressiva e anche delinquenziale degli «ospiti» impone all’Italia, come ad altri Paesi europei, il dovere di tutelare meglio gli onesti: siano essi cittadini italiani o stranieri.
Ma l’orrore di quei poveri ciclisti falciati da un’auto al cui volante era un drogato, privo della patente che gli era stata tolta per precedenti infrazioni, non riguarda specificamente gli extracomunitari. Ci riguarda tutti. Perché tutti sappiamo, da esperienze dirette o informazioni casuali, che il tale o talaltro guidatore notoriamente spericolato e per questo sanzionato, ha riottenuto il suo bravo documento o ha guidato senza permesso; e allora, colto in flagrante, se l’è cavata - perfino quando avesse provocato danni alle persone - molto a buon mercato.

Gli incidenti stradali sono per fortuna in diminuzione ma rimangono tra le maggiori cause di morte. La sensazione dell’uomo della strada è che la legge sia troppo indulgente nelle sue sentenze, troppo poco zelante nel far espiare le pene, e troppo corriva nel restituire la patente a pirati del volante. Capita perfino di vedere tipi o tipacci del cosiddetto jet set che, beccati in auto senza patente, quasi si pavoneggiano per la loro trasgressività spavalda, ci ridono sopra. E in cella non finiscono mai.
La qualifica di colposo che probabilmente correderà gli omicidi di Lamezia Terme fa pensare, detta così, a qualcosa di negligente e quasi innocente. Ma c’è ben più che negligenza in questi crimini. Certo chi ritiene che un drogato adulto non sia responsabile dei suoi atti può avere comprensione per il massacratore. Non l’hanno di sicuro quanti pensano, come me, che drogarsi è una brutta dipendenza, guidare drogati è un crimine. Qualche pronuncia giudiziaria di primo grado ha voluto qualificare come volontarie, non colpose, uccisioni benché non avessero particolari caratteristiche di criminale sconsideratezza. Ma in appello o in cassazione, a quanto ricordo, il fattaccio è stato ricondotto alla dimensione colposa. Le condanne più severe sono a qualche anno di reclusione - il massimo si aggira sui nove - ma sappiamo bene come funzioni la singolare aritmetica dei Tribunali di casa nostra. Tra sconti, condoni, concessioni di libertà vigilata, magari premi per buona condotta, tanti condannati fanno soltanto una capatina nelle galere della Repubblica, poi corrono nella prefettura competente per riavere la patente. E ributtarsi gioiosi sulle strade.
Non ho sufficiente competenza legale per suggerire rimedi. Due mi permetto tuttavia di caldeggiarli. Il primo è che dopo determinate serie infrazioni la patente non possa essere riconcessa mai più. Il secondo è che se uno, essendogli stata tolta la patente, è sorpreso a guidare, finisca in galera e ci rimanga per un bel po’ senza invocazioni virtuose della presunzione d’innocenza fino alle calende greche. Si osserverà che queste proposte poco hanno a che fare con la tragedia calabrese. L’investitore è piantonato in ospedale, sarà processato. Vero. Ma se non avesse compiuto una carneficina se ne andrebbe ancora in giro - portandosi appresso un nipote ragazzino - e se sorpreso senza patente avrebbe avuto qualche noia, ma nemmeno tante. Di espulsione nemmeno parlarne. A questo almeno si può porre qualche riparo, per i casi futuri.