"Extravergine" d’Ulivo: la Bindi tra botte e litigi

Cattolicissima, ha ideato i Dico facendo infuriare la Chiesa, poi ha escluso i gay da una conferenza irritando la sinistra L’esordio con Bachelet, poi ucciso dalle Br

Un compagno di scuola di Rosy Bindi disse: «Se la Bindi fosse bella quanto è intelligente, sarebbe Miss Mondo». Ossia, le dette del genio. Anni dopo, Vittorio Sgarbi ha detto: «La Bindi è più bella che intelligente». Cioè, le dava della sciocca. Tempo fa, Ciccio Storace si lasciò sfuggire: «La Bindi non è una donna». Ma subito dopo le inviò dei fiori che sono il classico omaggio alla femminilità.
Dunque, come sia davvero l’attuale ministro per la Famiglia non è chiaro. Scema, intelligente, uomo, donna. Chissà. Dopo l’infelice uscita di Storace, Rosy per nulla arrabbiata disse: «Secondo me, non lo pensa. Magari gli piaccio. Ma lui è fatto così, si lascia scappare frasi in libertà». Parole che traspirano simpatia e dimostrano un carattere. Bindi ama infatti i tipi come lei. Le lingue lunghe, che fanno gaffe, ma non sono ipocriti. Tra un pollo in batteria alla Ciccio Rutelli e un ruspante come Storace, sceglie il bruto di An. Accantonando perciò la questione se Bindi sia vera donna o uomo, testa vuota o testa d’uovo, resta una certezza: Rosy ha temperamento.
È l’essere più cocciuto della politica italiana. Se discute, anziché cercare ciò che unisce, si incaponisce su ciò che separa. Blandirla è impossibile. Se le fai una carineria, ti risponde con una zampata. Tu le sorridi, lei si alza e se ne va. Sempre sicura di sé, vuole conciliare gli opposti. Dovunque sia andata, ha creato casini, scontentando gli uni e gli altri.
Dal 1996 al 2000 è stata ministro della Sanità dei governi Prodi e D’Alema. Ebbe l’idea fissa di imbrigliare i medici che facevano i comodi loro. I più, trascuravano l’attività ospedaliera per concentrarsi su quella privata. La Bindi aveva due strade: chiudere un occhio e lasciare le cose come stavano; spalancarli entrambi e obbligare i medici al solo servizio pubblico, vietando la professione privata. Scelse una terza via. La cosiddetta intra moenia che permette ai dottori, terminato il turno, di fare visite private nei locali dell’ospedale. Un compromesso che scontentò tutti. Fece inviperire i medici, meno liberi di prima. Deluse gli statalisti radicali che considerarono l’intra moenia un tradimento al loro ideale di cesura tra sanità pubblica e privata: o di qua o di là. Bindi pagò di persona. Quando Giuliano Amato sostituì Max D’Alema a Palazzo Chigi, Rosy seppe dalla tv che non era più ministro. Senza l’ombra di un benservito, la sua poltrona era passata a Umberto Veronesi.
Ora che da una anno è alla Famiglia, Bindi ha riacceso le discordie. Rosy è cattolica praticante e fa almeno una comunione la settimana. Però ha detto sì ai Dico e alla pillola abortiva. I vescovi fibrillano, il Papa è angosciato. L’Osservatore Romano ha scritto che la priorità di questo governo è «scardinare la famiglia». Rosy è in imbarazzo, non solo politico, ma anche con la propria coscienza. È sulla difensiva e arzigogola. Giura che i Dico non metteranno sullo stesso piano matrimonio e coppie di fatto. Cavilla: «Non riconosceremo mai le unioni civili in quanto tali, ma solo i diritti delle persone che ne fanno parte». Ma, Rosy sa bene che si arrampica sugli specchi. Se, infatti, i non sposati hanno gli stessi diritti (e doveri) di moglie e marito, la differenza tra convivenza e matrimonio scompare. L’una vale l’altro. Se non è zuppa, è pan bagnato. Non c’è chiacchiera che tenga.
Per riscattarsi, Rosy ha convocato a giorni una Conferenza sulla famiglia. Con zelo cattolico, non ha invitato le organizzazioni dei gay. «Le coppie omosessuali non c’entrano con la famiglia», ha detto. Però, rientrano anche loro nei Dico che contemplano gli stessi diritti degli sposati. Un guazzabuglio. I gay si sono arrabbiati per l’esclusione e due ministri che li sostengono, Emma Bonino e Giorgio Ferrero, non parteciperanno per protesta alla Conferenza. Il governo è spaccato. La Chiesa, che bada al sodo, è anche lei di umore nero per la moltiplicazione dei tipi di famiglie e la confusione giuridica da Basso Impero. Rosy non sa più a che santo votarsi. Così, è corsa all’aeroporto ad accogliere il papa che rientrava dal Brasile. Benedetto XVI, stando alle foto, l’ha fissata con sguardo che trapassa ed è tornato in Vaticano. Bindi ci è rimasta male, ma non è Ratzinger il primo prete che delude. Quando era ministro della Sanità ebbe accesi diverbi con don Verzè a proposito di una clinica romana. Da allora il sant’uomo, sia pure evangelicamente, la detesta.
Questa cattolica in affanno è nata 56 anni fa a Sinalunga, in quel di Siena. Ha sempre bazzicato le parrocchie e giovanissima si è iscritta all’Azione cattolica. Partecipava ai campi estivi, indossando gli stessi jeans per quindici giorni. Quando tornava, la mamma, senza neanche provare a svestirla, la gettava nella vasca, strigliando l’ammasso per ore. Rosy era un ragazzaccio ribelle. Durante i campeggi ebbe qualche flirt. «Ma non sono durati. Per mia scelta», ha raccontato. A 14 anni entrò in crisi adolescenziale. Era solitaria e musona. Di colpo, «ho incontrato Gesù e sono uscita dal conflitto». Divenne ridente, socievole, amante della buona tavola e del buon vino. Contemporaneamente, scelse la castità. «L’ho fatto con estrema serenità. Non c’è stato nulla di traumatico», ha confidato. Prese il diploma di ragioniere e il babbo la spedì a Roma all’università. La iscrisse alla Pro Deo, oggi Luiss, per evitarle l’università statale, La Sapienza, «in mano ai comunisti». Si laureò in Scienze Politiche e divenne assistente di un suo professore, Vittorio Bachelet, cattolico di sinistra. Nell’80, saliva con lui le scale della Sapienza quando una terrorista, Maria Laura Braghetti, sparò al petto del docente. Bachelet cadde. Rosy non ebbe la forza di chinarsi sul moribondo e fuggì per il terrore. Non se l’è mai perdonato. A 30 anni, ebbe un amore con un collega universitario. «Ma non ha funzionato - ha detto poi -. Non è stato abbastanza travolgente da farmi dire: “Rinuncio a Dio e mi rivedo tutta l’esistenza”». Passò a Siena a insegnare Diritto amministrativo.
La politica arrivò quando già sfiorava i 40. Fino ad allora aveva votato Dc turandosi il naso, come tutti quelli dell’Azione cattolica. Ma il segretario dc, Ciriaco De Mita, decise a metà degli anni '80, di aprire il partito ai movimenti cattolici. I sinistri di Ac e i destri di Cl. Giulio Andreotti, alias Belzebù, che se ne intendeva, ammonì: «Tutto ciò che viene nella Dc con altre etichette porta solo sciagure». Fu profetico, perché gli uni e gli altri rosicchiarono la Dc dall’interno. Fu però lui a prendere la Bindi sotto la sua ala. Rosy, che era meno schizzinosa di oggi, si fece docilmente candidare in quota Andreotti nel Veneto per le elezioni europee dell’89. Le facce della vergine e del demonio campeggiarono appaiate sui cartelloni. Rosy fu eletta e cominciò a fare parte del panorama politico. Con Tangentopoli, il nuovo segretario dc, Mino Martinazzoli, pensò di fare un repulisti, iniziativa tipica di chi non sa che pesci pigliare. Paracadutò la toscana Bindi in Veneto, dove fu accolta come una lunare. La vergine inaugurò il «rosibindismo», cioè la cacciata a prescindere dei vecchi quadri dirigenti. Ha lasciato un ricordo di virago vigorosa e sboccata. A una dirigente licenziata che le chiedeva a brutto muso la ragione, dette una risposta leggendaria e irripetibile che basterà accennare: «Perché sei una p... rotta».
La linguaccia di Rosy è nota in tutto il Parlamento. Memorabili i suoi scontri col ciellino Rocco Buttiglione che, segretario per breve tempo, portò il Ppi nel centrodestra. Lei lo accusava di avere cercato di portare, ai tempi dell’università, i suoi allievi di Ac in Cl. Rocco replicava che era invece stata lei a insidiare i suoi di Cl per trascinarli nell’Ac. Una volta, in una riunione di partito, scoppiò l’ennesimo battibecco. Rocco, esasperato, batté un pugno sul tavolo. Rosy si alzò di scatto in posa di boxeur e disse: «Credi di farmi paura? Alzati, dimentica che sono una donna e vediamocela tra noi». Al che Stefania Fuscagni - oggi consigliere regionale toscano di Fi - si mise in mezzo urlando: «Facciamola finita con questa Bindi che ci maltratta tutti» e le saltò al collo trascinandola a terra. Stava per strozzarla con successo, quando Buttiglione, vinta la tentazione di lasciare corso al destino, le separò. Se è viva, Rosy lo deve a lui. Ma non gli è mai stata grata ed è grasso che cola se gli rivolge la parola.
Rosy è tra i fondatori dell’Ulivo di cui si definisce «l’extravergine». È infatti golosissima dell’olio toscano (e del vino e del pecorino di Pienza) che stiva nella sua Audi grigio metallizzata a quattro ruote motrici prima di partire in vacanza sulle Dolomiti dove ha una casa. Non rispetta, per sua ammissione, i limiti di velocità e fila a tavoletta. Quando poi rientra a Roma ritemprata, la scapolona si concentra sulle famiglie con rinnovato vigore. Che sfoga, moltiplicandole.