Ezra Pound, il fabbro dei talenti letterari

Una nuova biografia appena uscita negli Stati Uniti rivela le qualità di editor e di talent-scout del grande poeta

Pochi Paesi al mondo, come gli Stati Uniti, hanno il culto delle biografie, ma nessun altro dedica volumi monumentali alla vita dei suoi poeti. Su Ezra Pound esistono almeno una decina di ponderose e dettagliate biografie, centinaia e centinaia di saggi critici (per non dire del milione di pagine in cui compare il suo nome su Google), mentre innumerevoli tesi di laurea vengono assegnate ogni anno su di lui in Europa e in America. Ciò nonostante, David Moody, professore emerito alla New York University, dedica un nuovo accuratissimo studio alla vita di questo controverso artista, giudicato da alcuni il maggior poeta del Novecento e da altri una personalità mediocre e stravagante, un visionario fascista e antisemita, e come poeta uno che «non può cantare perché non ha voce» (Joyce). Quello di Moody (Ezra Pound: Poet. A Portrait of the Man & His Work, Oxford University Press 2007, pagg. 508, dollari 47.95) è solo il primo dei due volumi previsti, e copre la vita del «giovane genio» dal 1885 al 1920, l’anno prima del suo trasferimento a Parigi.
Checché se ne pensi, la figura Pound è imprescindibile per la letteratura mondiale del Novecento. Anche se lui più di altri sconta un destino comune a tutti i poeti: che si parli più delle loro idee o degli eventi della loro vita e meno delle loro opere. Il nome di Ezra Loomis Pound è infatti legato più al suo sodalizio letterario con T.S. Eliot (di tre anni più vecchio), alla sua maniacale condanna dell’usurocrazia, alle sue idee politiche radicali, all’ammirazione per Mussolini e alla difesa estrema del fascismo, e poi alla sua detenzione in «una gabbia da gorilla» nel campo di concentramento di Pisa, alle accuse di alto tradimento, e infine al suo internamento per tredici anni nel manicomio criminale di St. Elisabeth a Washington, che non ai 70 volumi delle sue opere, tra cui il monumentale, epico, dantesco Cantos, o alle sue traduzioni dal cinese e dal giapponese.
Certo, non fosse stato per Pound, La terra desolata avrebbe avuto ben altra sorte. Il poemetto originale di Eliot aveva un titolo diverso, enigmatico, e improponibile (He Do the Police in Different Voices), e solo il massiccio e spietato editing dell’amico Ezra lo trasformò in quel «capolavoro del modernismo», in una delle «opere capitali del Novecento», come ancor oggi viene, forse un po’ oziosamente, considerato. E il Nobel assegnato nel 1948 a Eliot (che si sdebitò con l’amico definendolo dantescamente «il miglior fabbro») è moralmente un ex aequo con Pound. La cui candidatura al prestigioso premio, peraltro caldeggiata dal docente greco di Oxford C.A. Trypanis, fu poi bocciata dal segretario generale dell’Onu Dag Hammaskjold, appena eletto nell’Accademia Svedese, che definì Pound «scrittore fascista con tendenze antisemite e in generale antiumane».
«Antiumano» uno che si batteva contro i Paesi guerrafondai (compreso il proprio), che vagheggiava, certo utopisticamente, un sistema finanziario alternativo e una politica sociale che affrancasse il lavoro dalla speculazione e desse in cambio la dignità di una paga giusta, la certezza di vivere in un sistema a misura d’uomo, libero dalle speculazioni monetarie che arricchiscono pochi e conducono i popoli alla rovina? Uno che il pittore e scrittore inglese Wyndham Lewis definì «il Trotsky della letteratura»? Uno che - come ricorda Moody - aveva un impareggiabile senso dell’amicizia, che promuoveva la poesia altrui più della propria, che divideva con gli altri poeti pasti e manoscritti, che faceva collette a favore degli amici spiantati (come Joyce, a cui procurava abiti e scarpe, e per il quale raccolse i soldi per farlo operare agli occhi)?
Originale e idealista, stravagante e provocatore lo era senza dubbio. A Londra, dove arrivò nel 1909 dopo aver fatto tappa a Venezia e pubblicato la sua prima raccolta di versi, A lume spento, girava indossando un orecchino (un secolo fa!), un sombrero e pantaloni confezionati con la stoffa verde di un tavolo da biliardo. Era un turbine di energia, «un vulcano solitario», un infaticabile talent scout dei poeti che stimava, un editor eccezionale (Eliot non fu l’unico a beneficiarne), un grande operatore culturale, si direbbe oggi. Collaborò con un’infinità di riviste, fu segretario di W.B. Yeats, fece proclami e sottoscrisse manifesti, aderì all’imagismo, che voleva rompere con la tradizione poetica tardo-romantica e propugnava un linguaggio semplice e diretto. All’insegna dello slogan «rinnovamento», Pound proclamò concetti come: «Non usate parole superflue», «Non ripetete in versi mediocri quello che è già stato detto in una buona prosa». E li applicò in un distico scritto sul metrò di Parigi, forse la sua poesia più nota: «L’apparizione di questi volti nella folla;/ petali su un umido ramo nero».
La biografia di Moody, densa e meticolosa, mette in risalto le contraddizioni e la complessità del personaggio, anche se forse sorvola un po’ su figure cruciali nell’esistenza di Pound, come la poetessa Hilda Doolittle, che appena quindicenne fu per breve tempo fidanzata di Ezra, ma con cui rimase amica per tutta la vita. E passa quasi sotto silenzio la vita amorosa del poeta. D’altronde, ci sono cose più importanti del sesso, aveva scritto Pound nel 1912, e forse il suo erotismo risiedeva soprattutto nel cervello, un organo che lui stesso definì «un grumo di fluido genitale». Né l’opera di Pound contiene poesie d’amore propriamente dette o dedicate a donne reali. Oggetto dei suoi amori, suggerisce Moody, erano tendenzialmente figure astratte o diafane divinità.
Nondimeno, nel 1914 Pound sposò l’artista Dorothy Shakespear, «senza dubbio la donna più affascinante di Londra», com’ebbe a descriverla a sua madre. La madre di Dorothy (che era stata l’amante di Yeats), non vedeva di buon occhio questo legame, considerate le periclitanti finanze del ventinovenne Ezra. Dopo una vacanza in Egitto, nel 1926 Dorothy darà alla luce un figlio, Omar. Ma nel 1922 Pound aveva iniziato una relazione con la violinista Olga Rudge, che gli darà una figlia, Mary, nata cinque mesi prima di Omar. Mary, che nel 1946 sposerà un principe, l’egittologo italo-russo Boris de Rachewiltz, sarà la devota vestale della memoria di Pound, su cui scriverà diversi libri e, soprattutto, tradurrà i cento cantos. Ma tutto ciò, e molto altro ancora, sarà argomento del secondo volume biografico di Moody.