«Fìdati, o’ professore è uno sicuro»

Ecco l’atto d’accusa della procura di Napoli che, indirettamente, tira in ballo il vicepremier Francesco Rutelli.
«Frequentissimi sono i contatti che Conte intrattiene con i fratelli Buglione. Si tratta di contatti non estemporanei, ma che evidenziano una notevole familiarità. Essi si scambiano visite presso i rispettivi uffici, anticipate da telefonate ove preannunciano la necessità di parlare da vicino, oppure fissano incontri conviviali presso vari ristoranti della zona».

UN TAVOLO COL MINISTRO

Per il pm, Conte «non esita a spendere la propria influenza politica allo scopo di favorire la nomina a dirigente della Soprintendenza di Pompei di una persona segnalatagli proprio dall’imprenditore, ciò è dimostrato da una serie di intercettazioni telefoniche». Le telefonate sono tante. Il 31 luglio 2007, alle 21.52, Buglione avverte Conte: «Tra sei e sette minuti ti chiamerà o’ professore». Sbaglia di un solo minuto. Alle 22 Conte risponde a una «persona che si qualifica come professor Antonio De Simone» che «rivela il proprio desiderio - osserva il pm - di essere nominato direttore generale degli scavi di Pompei». Conte non si tira indietro: «Al termine della conversazione rassicura De Simone dicendogli che l’indomani sarebbe andato a Roma “a fare un tavolo col ministro e co’ Improta, che poi sarebbe il capo gabinetto che sta seguendo un attimo questa vicenda».
Antonio Buglione, intanto, incalza Conte: «T’ha chiamato il professore?». Il politico non perde tempo. La sera del 2 agosto è lui a contattare l’imprenditore, evidentemente - continua il pm - al termine della riunione al ministero. «Sto partendo da Roma, entro mercoledì avessim ave’ la nomina fatta» assicura il consigliere del Pd.

AL TELEFONO COL PRESIDENTE
Alla vicenda Pompei si interessa anche Angelo Villani, presidente della provincia di Salerno, pure lui confluito nel Partito Democratico dalla sponda rutelliana della Margherita. Parlando al cellulare con l’amico consigliere regionale, il 3 agosto, Villani tranquillizza Conte.
V: «Comunque, sostanzialmente, per quanto riguarda quel fatto tuo...».
C: «Eh!»
V: «Ha preso il curriculum... ’nu professore... comunque poco amministrativo è! Però ha ditt isso... si amma fa’, a facimm’. Però tieni presente che so’ incarichi i sei mesi, eh»
C: «Eh lo so, lo so».
Per la procura di Napoli a Conte importa di piazzare qualcuno di fiducia «nel potente circuito dei Beni culturali». E per questo si preoccupa di accertare che il nome segnalato dai Buglione sia «fedele». Allo stesso imprenditore chiede se De Simone sia «sicuro o no». E Buglione taglia corto: «Mado’ n’ata vota... chillo è ’nu professore universitario. Un amicone...».

«DOMATTINA C’È LA NOMINA»
A settembre arriva la svolta. Il 13 mattina Conte chiama Buglione.
C: «Domattina alle ore 10.30 firmano il decreto di De Simone. Gliel’ho anche detto».
B: «Ah, va bene».
C: «Mi hanno chiamato da Roma, dal ministero. L’hanno preparato, prima del Consiglio dei ministri lo firmano. Da dopodomani in poi ci concentriamo con il nostro amico del Molise».
Dopo pranzo il consigliere del Pd chiama Donato Mosella, capo della segreteria politica di Rutelli. Al quale chiede conferma che tutto fili liscio.
C: «Siccome tu mi dicesti che stamattina alle 10 c’era un provvedimento, ho chiamato Spadafora verso l’una, non si trova».
M: «Stai tranquillo, ce l’ho io... la cosa è alla firma di Rutelli. Rutelli è ancora a casa. Hanno pensato tutto, ho parlato con Improta».
C: «Va bene. No, era solo per galvanizzare un po’ gli amici, non ti preoccupare».
Gli «amici», ricorda il pm, sono «i Buglione e il loro entourage, tenendo anche presente che, come emerso in una intercettazione a Conte, Rosa Buglione, sindaco del comune di Saviano, sarà la capolista di Rutelli nelle primarie del Pd». Nel pomeriggio Mosella richiama Conte: «È tutto a posto, è firmato, lunedì lo convocano. Avvisalo e vacci pure tu a Roma». Conte ringrazia e si fa inviare il decreto che «evidentemente» deve spedire ai Buglione. Missione compiuta.