La F1 ai piedi del geometra di Cuneo

A Monza vince Montoya, Alonso è secondo e ipoteca il titolo. Ferrari male: Schumacher decimo. «Mi scuso con i tifosi italiani»

L’Italia motoristica si è ufficialmente consegnata al geometra di Cuneo. Da ieri, chiunque abbia in qualche modo voglia di far festa, chiunque desideri dire, pensare, anche solo illudersi che la striscia vincente dei motori italici in vetta al mondo non si sia ancora conclusa, allora deve necessariamente salire in spalla, in braccio, o farsi prendere per mano dal geometra di Cuneo. Perché Flavio Briatore è oggi la Ferrari che non abbiamo più, perché Briatore è il pilota mondiale che non abbiamo mai avuto, perché Briatore, come per magìa, da ieri è anche il parafulmine da tutte le delusioni del motore tricolore.
E lui, l’uomo dalle scarpe d’argento - almeno così leggenda vuole: vuole cioè che indossi un paio di mocassini con inserti del pregiato metallo – ci sta a pennello nel ruolo di salvatore della patria che romba e sfreccia sui circuiti di tutto il mondo.
Un attimo dopo l’ennesimo tonfo ferrarista, per di più in casa (Schumi 10°, Barrichello 12°), passato un istante dall’ovazione che aveva accolto il suo pupillo, Alonso, secondo dietro Montoya e davanti a Fisichella, ma sempre più primo nel mondiale, Briatore inizia a parlare proprio da padre d’emergenza di questa nazione motoristica da sempre abituata al rosso e assolutamente restia a correre in F1 con i bilanci in rosso. Per cui, guai a stuzzicare o aggredire verbalmente la Ferrari: «Mi dite che di là si piange? E io sono dispiaciuto del loro momento però, d’altra parte, lo sport è questo, certe fasi possono arrivare», dice. Solo qualche giorno fa avrebbe infierito (...).