F1, Gp Inghilterra: la Ferrari torna a vincere Alonso ci crede: "Adesso le vinciamo tutte"

Una Rossa perfetta sfrutta un errore della Red Bull ai box e torna a vince dopo 11 Gran premi. Ora il Cavallino sogna la rimonta impossibile. <strong><a href="/sport/montezemolo_finalmente_domenicali_e_chi_e_forte_qui/11-07-2011/articolo-id=534341-page=0-comments=1">Montezemolo: &quot;Finalmente&quot;. Domenicali: &quot;E chi è forte qui...&quot;
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Undici gare dopo, sessant’anni dopo, un anno dopo. Comunque un’eternità. Perché era dal Gran premio della Corea 2010 che la Rossa e lo spagnolo non svettavano in cima al mondo ed era il 1951 quando, proprio a Silverstone, iniziò la favola rossa, ed era giusto l’Inghilterra di dodici mesi fa quando Alonso stupì tutti dicendo «siamo ancora in corsa per il titolo» e così fu.

Potrà ripetersi la magia? Se un anno fa il distacco era grande, stavolta è abissale, 92 punti, roba da gelare, roba da non guardare, da far male eppure perché non sognare? Perché non farsi cullare dalle parole di Alonso che giovedì aveva concesso il bis del 2010 dicendo «o qui vinciamo e svoltiamo o mondiale addio» e che ora promette «tutti i prossimi Gp saranno finali mondiali» e assicura «proverò a vincere sempre» e giura «sarò aggressivo ad ogni corsa, ad ogni partenza».

Dalla sua, la gara perfetta di ieri, dalla sua la vittoria numero 27 che lo affianca a un grande come Jackie Stewart, dalla sua questa Ferrari profondamente rivisitata a livello aerodinamico (fondo piatto, carenatura, sospensioni posteriori, ala senza sostegno centrale) che su una pista terribilmente ostica per le monoposto imperfette ha dimostrato di essere tornata perfetta. Perché Silverstone è un po’ come Barcellona, ma in Catalogna Fernando prese un giro e una vita da Vettel.

Una Rossa perfetta perché, c’è da giurarci, senza l’errore al pit stop della Red Bull, Alonso se la sarebbe giocata comunque. Perfetta perché il team bibitaro col fiato - quello sì - soffiato sul collo e non nei diffusori, ha pasticciato. Perfetta perché la vittoria di ieri vale doppio e, massì, anche triplo: è infatti il trionfo onesto, limpido, a denominazione di origine controllata di una squadra che non ha preso scorciatoie regolamentari borderline per far meglio degli altri. Un team coraggiosamente rimasto a norma nonostante gli schiaffoni presi da un rivale che il regolamento l’aveva addomesticato, un team che ieri è andato a vincere in casa del nemico dimostrando che, senza diffusori soffiati, la macchina migliore forse è a Maranello non a Milton Keynes.

E allora perché consentire il ritorno alle norme soffiate e aggirate dalla Red Bull, firmando prima del via la proposta del team bibitaro volta a ristabilire la situazione ante-Silverstone? Trattasi di un bel gesto, un gesto elegante in un mondo inelegante che la Rossa ha sicuramente deciso di fare per mettere la parola fine a polemiche che fanno il male della F1. Un gesto che però adesso qualcuno, chessò, la Fia, monsieur Jean Todt, dovrebbe apprezzare. Come? Magari ignorando il documento siglato da tutti e abolendo d’imperio i soffiaggi.