F1, Gp a rischio in Bahrein per la rivolta araba. Ecclestone in allarme

La corsa si terrà il 13 marzo. Nabeel Rajab, vice presidente del Centro del Bahrein per i diritti umani, riferendosi ai due manifestanti uccisi: «La F1 non si svolgerà in modo pacifico... la repressione sarà sanguinosa, ma avrà più pubblicità»

Le rivolte popolari in corso in Bahrein, nate sull'onda di quelle in Tunisia ed Egitto, stanno mettendo seriamente a rischio la prima prova del Gran Premio di Formula uno, in programma per il 13 marzo. L'allarme è stato lanciato dal patron dell'evento, Bernie Ecclestone, preoccupato che la gara di apertura del Gran Premio possa essere utilizzata dai manifestanti anti-governo per attrarre l'attenzione sulle loro richieste di riforme democratiche.
«Di sicuro, la Formula uno non si svolgerà in modo pacifico questa volta - ha detto Nabeel Rajab, vice presidente del Centro del Bahrein per i diritti umani ad Arabian Business -. Ci saranno molti giornalisti, molte persone ad assistere e (il governo, ndr) reagirà in modo stupido». Secondo Rajab, la repressione sarà «sanguinosa, ma avrà più pubblicità. Questo non ci fermerà, specialmente ora che ci sono stati morti», riferendosi ai due manifestanti uccisi durante gli scontri con la polizia.
«Stiamo monitorando la situazione molto attentamente e sappiamo che dovremo prendere una decisione in fretta - ha detto Ecclestone -. È un vero peccato, perchè il Bahrein ha lavorato molto duramente per avere il suo Gran Premio, ma dobbiamo stare attenti a quello che sta accadendo». Oltre all'eventualità delle proteste, l'attenzione è sulla sicurezza che va garantita ai team automobilistici, ai giornalisti e agli spettatori.