La F1 rischia di tornare agli Anni ’60

La formula uno sta cercando da tempo il modo di migliorare lo spettacolo e aumentare i sorpassi e i sorrisi del pubblico, perché lo show langue e «noi dobbiamo fare qualcosa per offrire uno spettacolo più bello» hanno detto non più tardi di qualche settimana fa tutti gli attori del grande Circus.
Avevano ragione, lo spettacolo è aumentato, ma si tratta di un triste spettacolo. Perché avanti così e la F1 sarà vittima di un’implosione motoristica di massa. E l’omonimo pilota non c’entra.
È infatti del 17 ottobre scorso l’annuncio della Fia di una gara d’appalto per un fornitore unico di motori. È di martedì 21 il vertice Fia-Fota (la neoassociazione dei team) che ha tracciato le linee d’intervento per il 2009 (motori per tre Gp, 25 propulsori a stagione e il costo della fornitura ai piccoli team passata da 20 a 10 milioni). È dell’altro ieri la sacrosanta risposta Ferrari che ha detto e scritto quel che pensano tutte le altre grandi squadre: in una F1 col motore uguale noi non ci saremo. Infine, è di ieri la risposta piccata della Fia: «Sembra che il Cda della Ferrari sia disinformato. La Fia ha offerto ai team tre possibili opzioni, una soprannominata motore standard e un’altra che potrebbe garantire una fornitura di un motore comune da parte dei costruttori ai team indipendenti a meno di 5 milioni». E ancora: «La Fia è lieta dei successi finanziari della Ferrari... Tuttavia ci sono team i cui costi eccedono di gran lunga i ricavi. È il momento per i costruttori di accordarsi su una delle tre opzioni Fia o di fare delle altre proposte per ridurre i costi. Se non succederà nessuna delle due cose la Fia prenderà qualunque misura per preservare un Mondiale credibile».
La Federazione cita tre proposte ma ne ricorda solo due: quella mancante è sulla falsa riga del motore unico solo che, anziché essere prodotto da un fornitore esterno alla F1, verrebbe fornito da un consorzio delle Case già presenti. Dunque un pasticciaccio anche questo.
Mentre la Ferrari non ribatte alla Fia, ci si domanda ora il senso di tutto ciò. È come se la Federazione desse per scontato che la F1, indipendentemente dalle badilate che si sta autoinfliggendo giorno dopo giorno, riuscisse a restare il gioiello del motorismo sportivo. Non è vero. Forse qualcuno ha scordato che negli anni Sessanta la punta di diamante delle corse erano le gare sport, tipo Le Mans, per capirci, e non la F1. I costruttori potrebbero scocciarsi e andarsene in massa e a quel punto sai che bella F1 con la Force India e la Red Bull.
Tanto più che, alla vigilia dell’ultima gara del mondiale, abbiamo la Ferrari, la Toyota, la Honda, la Bmw (e senza Bmw anche la Mercedes che ci starebbe a fare?) pronte a sbattere la porta in caso di motore unico. E Max Mosley, che dei motori conosce tutto, non può non sapere i rischi che si stanno correndo. A meno che il muro contro muro sia solo un modo per contrastare l’unità delle Case che vogliono contare di più nel grande Circus mettendo così in pericolo il ruolo stesso della Fia. Vien da pensarlo, visto che nelle clausole del bando c’è un codicillo che permetterebbe alla Fia di uscire dal pasticcio in cui si sta cacciando. Ovvero: potrebbe bloccare il bando nel caso si accorgesse che va contro l’interesse dello sport.