F1, un tè nel deserto per Kubica

In Malesia il surriscaldamento della Bmw l’ha costretto a bere l’acqua calda. Per il Gran premio del Bahrein il pilota polacco metterà nelle borracce una bustina di tè. E assicura che non scherza

Sakhir (Barhein) - Robert ha la faccia tranquilla di un seminarista che ha visto la luce. Ha gli occhi spioventi di una attore anni Cinquanta e la scintilla che glieli illumina. Ha le braccia larghe di un minatore polacco, l’umiltà grande di chi è atterrato in F1 ma con la F1 non c’entra nulla. In pratica, Robert Kubica è un extraterrestre.
In comune con i colleghi a trecento all’ora divide la velocità - rispetto ad alcuni, più velocità -. Per il resto, questo E.T. di 23 anni è di un altro pianeta e ne sta dando prova gara dopo gara. Per esempio, quando parla mentre gli altri non parlano, quando sorride ai pincopalla e non solo agli sponsor, quando, incredibile, si ferma persino a chiacchierare con i temuti giornalisti al di fuori degli orari stabiliti. Se la maggior parte dei suoi colleghi, quando incrocia il nemico munito di taccuino, fissa un punto indefinito nella ionosfera e tira dritto, lui no, lui sorride, saluta, se ha tempo si ferma.

Come in Malesia, all’imbrunire, dopo l’orgia di bene-bravo-bis seguita al secondo posto in gara dietro Raikkonen. Aveva parlato in tutte le lingue – lui grande conoscitore dell’italiano -, aveva gioito, ringraziato, risposto. È stato però con la valigetta già in mano, accanto a una pila di gomme, che ha svelato il suo personalissimo progetto per questo week-end, Gran premio del Bahrein, deserto e dintorni. Robert ce l’aveva con il caldo incredibile della terra di Sandokan, ce l’aveva con il caldo che lo attendeva tra le sabbie del Golfo Persico. Ce l’aveva, per la verità, con l’abitacolo della sua Bmw reso troppo caldo da diversi apparati elettrici e dalla nuova centralina elettronica (sì, proprio quella, quella della discordia, quella firmata McLaren e imposta dalla Fia a tutti i team). «Un problema congenito alla vettura e ai congegni imposti quest’anno – spiegavano dei tecnici –, per cui sarà sempre più calda rispetto a quella dello scorso anno...». Fatto sta, in Australia in misura minore, in Malesia in modo evidente, la borraccia inserita nell’abitacolo - che i piloti azionano per mezzo di un pulsante posto sul volante – anziché immettere nel tubicino fissato sul casco un liquido noto all’origine come acqua naturale, offriva qualcosa di molto simile a una pentola dove buttare la pasta.

«Non è solo colpa del caldo malese – spiegava Kubica –, è che dentro l’abitacolo fa un caldo incredibile. Ho bevuto solo prima della partenza, poi in gara mai: non avrei potuto, l’acqua era caldissima, bolliva. Eppure, durante le due ore del Gran premio, ho bisogno di idratarmi per cui ho deciso che dalla prossima gara, prima di salire sulla macchina, metterò una bustina di the dentro la borraccia. Così, giro dopo giro, ma mano che l’acqua si scalda, se non altro berrò un ottimo the. No, no, non scherzo mica».

Per cui, voilà, ecco il lungagnone polacco pronto a offrirsi un cinematografico «the nel deserto», per di più a trecento all’ora. Forse non entrerà nell’epica delle corse come le chiavi inglesi di Tazio Nuvolari, ma che un pilota prima di montare nel proprio bolide da 700 cavalli metta una bustina nella borraccia e poi, complice quel fornello della sua monoposto, si prepari un the, ha il suo bravo perché.

D’altra parte, questo extraterrestre polacco nato a Cracovia e piombato una decina di anni fa in Italia, in Brianza, ha sempre fatto tutto da solo. Robert non ne parla mai, quando invece potrebbe sbandierarlo ai quattro venti per sottolineare ancor di più quanto sia grande il suo talento. Perché lui, figlio di un tipografo di Cracovia, contende, anzi, ha già vinto, la palma di pilota più povero ad essere approdato in F1. Prima spettava ad Alonso, ora il significativo primato è tutto suo. Non a caso, chi ha fatto vita simile si annusa, si capisce: e lui ed Alonso sono davvero amici. Come lo spagnolo prima di diventare campione del mondo, anche Kubica, in un paio di stagioni, è diventato un pezzo pregiato della F1: con la Bmw sta facendo meraviglie, la Renault gli ha messo gli occhi addosso nel caso proprio l’amico Alonso, a fine anno, dovesse lasciare la Casa francese. Di più: sembra, pare, si dice che anche la Ferrari - da lontano, s’intende - lo stia tenendo d’occhio. Chissà... Nel caso, però, per brindare non basterà un the nel deserto.