F1, il voltafaccia: Mosley ricorre contro se stesso

Colpo di scena a favore della Ferrari nella spy story: la Fia ricorre in appello contro la sentenza che ha assolto la McLaren. E si ipotizza un'altra spy story lo scorso anno con il mass damper della Renault

Il presidente della Fia che ricorre contro se stesso in appello e la Rossa che prima manda avanti la commissione sportiva automobilistica italiana per far valere ipropri diritti e poi, ottenuta soddisfazione, plaude al dietrofront di Mosley: «Una decisione sensata – dice -, la Fia ha correttamente ritenuto che la Ferrari, quale parte lesa della vicenda, deve poter godere di tutti i diritti diunaparte in un processo». E poi il cda del Cavallino, quindi anche la Fiat, che conferma tutte le azioni legali intraprese dalla Gestione sportiva su Stepney, su Coughlan, su tutta la spy story. E poi la presunta colpevole: la McLaren, che a tarda sera, molto infastidita, farà sapere: «Seguendo una accurata e fuorviante campagna stampa condotta dalla Ferrari, e su pressione dell’Automobile club d’Italia, la Fia ha deciso di riaprire il caso. Restiamo comunque certi che anche la corte d’Appello Internazionale ci proscioglierà».

Dunque lo scandalo, la spy story, questo F1-gate si allarga e sorprende, ma non solo: ora s’interseca con vicende che credevamo passate. Adesso non solo la palla torna ai giudici e starà a Jean Todt e soci tirarla in porta, ma entrano in scena altri team: la Renault, ad esempio, anch’essa, come la Ferrari, nel ruolo di vittima. Omeglio, di presunta vittima di qualcuno in orbita McLaren.

LA LETTERA DI MACALUSO Ma andiamo per gradi. Ieri pomeriggio, dopo aver a lungo osservato la missiva firmata il giorno prima dal presidente della Commissione sportiva automobilistica italiana, Luigi Macaluso, membro presente al consiglio mondiale del 26luglio a Parigi, Max Mosley ha pensato bene di rispondere a Macaluso e a chi per lui: la Ferrari. La Csai, infatti, è intervenuta per tutelare gli interessi del team italiano tesserato. «Caro presidente – scrive Macaluso che poi dirà: “con Maranello abbiamo deciso di inviare questo suggerimento” – siamo stati informati del risultato del consiglio di Parigi, ci siamo anche scambiati dei punti di vista con il nostro tesserato, la scuderia Ferrari. Dobbiamo confessarle che troviamo abbastanza difficile giustificare l’assenza di una sanzione nei confronti di un team che ha infranto l’articolo 151 c (quello che vieta e punisce “ogni comportamento fraudolento o lesivo degli interessi di ciascuna competizione o dell’interesse generale degli sport motoristici”, ndr) ...».

LA RISPOSTA DI MOSLEY Il presidente della Fia prima fa notare alcuni aspetti, quindi, progressivamente, innesta la retromarcia: «Ci sono diversi elementi sospetti... l’affermazione che quella sul fondo mobile era l’unica informazione passata al team in marzo; che non si fosse avvisata la Ferrari della spy story mentre si trattava con il team italiano un accordo di reciproca correttezza – quello svelato da Todt nei giorni scorsi, ndr –; aver posto un firewall di protezione contro le e-mail di Stepney sui pc aziendali ma non su quelli di Coughlan (il tecnico che materialmente ha ricevuto il dossier sulla Rossa da Stepney , ndr); aver dato il permesso a Coughlan di andare a Barcellona per incontrare Stepney e dirgli di smetterla con le e-mail quando bastava una telefonata... ». Tuttavia – conclude Mosley rivolto a Macaluso – la sua lettera fa presente che se alla Ferrari fosse stato dato il permesso, a Parigi, di far presente le proprie argomentazioni, il risultato sarebbe stato diverso. Per questo farò ricorso presso la corte di Appello Fia che senta la Ferrari, la McLaren ed eventuali altri team interessati». Udienza che si dovrebbe tenere alla fine di agosto.

GLI ALTRI DUE TEAM Ed è qui che la spy story sembra allargarsi. Anche Macaluso,nella sua lettera, cita altri due team presenti a Parigi il 26 luglio: uno, con ogni probabilità, è la Honda sfiorata dalla spy story visto che Stepney e Coughlan si presentarono in coppia dal boss del team Nick Fry. L’altro team che aveva invece i suoi osservatori a Parigi è la Renault campione del mondo. E questo è certo. Fra l’altro, sembra proprio che a Silverstone, quando la spy story deflagrò, un tecnico di punta della squadra francese avesse avanzato il sospetto: «E se la vicenda del mass damper (il congegno che grazie alla distribuzione mobile dei pesi faceva volare la Renault abolito dalla Fia un annofa) fosse simile a quellache ha coinvolto adesso la Ferrari? ». È ovvio che l’ingegnere della squadra transalpina allude al fatto che il problema mass damper, la scorsa estate, era stato proprio sollevato dalla McLaren, chiedendo una chiarificazione alla Fia. La stessa cosa che ha fatto a marzo sul fondo Ferrari dopo che Stepney l’aveva avvisata. Da qui il sospetto di un’altra spy story a scoppio ritardato.