An fa fronte unico e si ribella: «Non ci facciamo intimidire»

Un documento firmato dall’intero gruppo di vertice respinge «la gogna mediatica». «Reagiremo compatti»

Fabrizio de Feo

da Roma

Il ritorno del «tintinnar di manette». La presunzione di innocenza ormai sostituita da quella di colpevolezza. I processi celebrati sui media a colpi di intercettazioni. E un partito ormai entrato a tutti gli effetti nel mirino della grande stampa.
È il giorno dell’ira per Gianfranco Fini, stupito nel trovare nuovi stralci e intercettazioni sui quotidiani. E così Alleanza nazionale alza la voce ed esprime tutta la propria indignazione per il trattamento riservato al partito. Lo fa con una dichiarazione congiunta, ispirata da Altero Matteoli e firmata da tutto lo stato maggiore di Via della Scrofa. Una prova di compattezza messa in campo allo scopo di dimostrare che nella «comunità» della destra italiana non ci sono smagliature né distinguo di fronte a un’offensiva come quella potentina.
«A fronte di un’indagine giuridica complessa, An registra una martellante campagna di stampa che appare finalizzata a danneggiare gravemente An nella sua immagine e credibilità» dichiarano congiuntamente i dirigenti. «Da gran parte delle intercettazioni, peraltro arbitrariamente divulgate, emergono episodi non penalmente rilevanti. Con la conseguenza di gettare ombre sul partito, esponendolo a una gogna mediatica inaccettabile». «Nell’interesse di tutta la comunità politica di An reagiremo in modo compatto senza farci intimidire». Gli esponenti di An manifestano inoltre «sorpresa per le interviste rilasciate dal Gip di Potenza sulla gravità dei fatti prima ancora degli interrogatori di garanzia» e chiedono «al governo e all’Authority di porre in essere ogni iniziativa per interrompere le divulgazioni delle intercettazioni».
È l’intero gruppo dirigente di An a dettare alle agenzie questa nota «scritta a più mani» e che «risponde alle aspettative di Fini», fanno osservare in via della Scrofa. Una presa di posizione che chi conosce il partito definisce di «rara compattezza, come non se n’erano viste in 10 anni». D’altra parte «se Fini è l’obiettivo degli schizzi di fango, An è nel mirino. Per questo dobbiamo fare fronte comune» spiegano i dirigenti. Tutti, senza distinzioni, sia i filo-finiani sia quelli che dopo la chiacchierata della Caffettiera ebbero momenti difficili con il presidente, puntano il dito sulla «martellante campagna di stampa». E sottolineano la «coesione di una presa di posizione limata e ponderata con tutte le anime del partito». Per far fronte, spiegano, a un «cabaret figlio del peggior giornalismo». Nel partito c’è anche soddisfazione per la solidarietà espressa dagli alleati. «Non ci hanno trattato come lebbrosi» ha confidato Fini ai suoi. «D’altra parte è di tutta evidenza», avrebbe continuato il presidente del partito, «che questa inchiesta ha come obiettivo politico quello di screditarci per far saltare il partito unico».
In serata poi è lo stesso Fini a prendere la parola per ringraziare i suoi colleghi di partito e a puntare il dito contro «l’abuso di intercettazioni». «Le intercettazioni servono. Il problema è che non bisogna abusarne e pare che l’Italia sia il Paese più intercettato del mondo». Il presidente di An definisce «veramente immorale» il fatto che «alcuni stralci di intercettazioni relative a persone che non sono indagate e che hanno l’unico torto di essere legate a persone più famose si ritrovino sbattute sulle prime pagine dei giornali». Questo, sottolinea l’ex ministro degli Esteri, «è un aspetto relativo alla deontologia professionale. Credo che anche l’Authority per la tutela della privacy - conclude il leader di An - si stia ponendo il problema. Sono indignato per evidenti ragioni anche di tipo familiare. Non penso che essere mia moglie significhi meritare sospetti o gogne mediatiche. Continuo a essere fiducioso che il tempo sia galantuomo, però la storia recente è piena di episodi nei quali una volta che si è determinato un danno, quasi mai chi lo ha causato ne paga le conseguenze».