Fa male anche il whisky

Nella nuova legge sulla droga verrà dismessa la distinzione tra leggere e pesanti mentre il famoso «uso personale giornaliero» verrà sostituito dalla «quantità massima tollerabile giornaliera»: ossia dei limiti tabellari che segnino il confine tra sanzione penale e sanzione amministrativa (tra la galera e una multa) e così pure spieghino, droga per droga, la differenza tra il rischio calcolato di drogarsi per una sera e la certezza di devastarsi l’organismo in modo permanente. Si è letto di un comitato tecnico-scientifico che se ne sta occupando e anzitutto c’è da augurarsi che i parlamentari lascino lavorare questi tecnici in serenità. Non si tratta di dividere la droga che fa male da quella che non lo fa, ma di spiegare quanto fa male una singola droga e in che misura: che è come dividere, restando al lecito, una bottiglia di whisky al giorno dal famoso bicchierino di vino la sera. C’è solo da augurarsi che il comitato si attenga più a criteri scientifici e tossicologici e meno a criteri politici o ideologici: non servirebbe una legge che mirasse a sbrigative generalizzazioni di tipo etico. Lo abbiamo capito che la droga fa male. Il problema, posto che fa male tutto, è capire in che misura lo faccia. Altrimenti ciascuno seguiterà a raccontarsi ciò che vuole, a credere ciò che vuole, in altre parole a raccontare, a se stesso e alla società, che lui si sta gestendo.