An fa mea culpa e ricomincia dal partito

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Cesare Comandini

Facce tese, ieri mattina, in una sala dell'hotel Bristol. Facce tese di chi, dopo una rilevante sconfitta elettorale, trova il coraggio di affrontare la propria base in un'assemblea aperta ad ogni iscritto e militante.
Ieri mattina, attorno alle dieci, all'appuntamento di Via XX Settembre, tutto il vertice ligure di Alleanza Nazionale si è presentato compatto, pronto nel rispondere alle critiche che, dopo gli ultimi mesi, dopo la sconfitta elettorale, dopo evidenti incertezze e sbandamenti programmatici, non potevano, di certo, restare inascoltate.
Di fronte ad una platea di iscritti, dati alla mano, osservando con sgomento quel 5,50% ottenuto su Genova, nelle ultime elezioni regionali, dal presidente provinciale Alfio Barbagallo, passando per i consiglieri comunali Bernabò Brea e Aldo Praticò, il capogruppo provinciale Agostino Bozzo, i dirigenti Milena Pozzolo, Gianfranco Gadolla, Gualtiero Chiodini e Silvano Battini, fino alle conclusioni di Gianni Plinio e Giorgio Bornacin, la dirigenza genovese di An ha esposto la propria analisi e individuato i futuri obiettivi per un pronto riscatto.
In un generale clima di «mea culpa», intervallato da qualche frecciatina degli esponenti della destra sociale sostenuti dalla presenza di Giacomo Gatti, l'analisi della debacle elettorale, nelle parole del capogruppo in Regione Gianni Plinio ha individuato soprattutto nelle contingenze nazionali, economiche e politiche, in alcune dichiarazioni estemporanee del presidente Fini, le cause principali cui imputare l'insuccesso.
Una generale perdita di voti, legata a tutto il centrodestra, in ogni ambito territoriale, da Bolzano a Catania, secondo i vertici provinciali del partito, non può che rappresentare un pessimo periodo, non delle singole realtà cittadine, ma di una più generale diffidenza nei confronti della Casa delle Libertà.
Per l'on. Bornacin, allo stesso tempo, il voto ligure è stato caratterizzato dall'impatto negativo delle liste civiche, in particolar modo ha sottolineato come la lista del presidente Biasotti non abbia portato consensi esterni al centrodestra, ma abbia solamente aggiunto l'ennesimo concorrente ad un bacino elettorale già in difficoltà.
Non sono mancate, durante la discussione sull'ultimo periodo politico, le fortissime critiche, prevalenti tra gli iscritti, nei confronti del presidente Fini, accusato da più parti di voler sradicare, attraverso alcune affermazioni mai pianificate all'interno del partito, le radici ed i valori irrinunciabili della destra conservatrice.
Ma le ragioni della sconfitta e del minore apprezzamento che conosce in questi giorni Alleanza Nazionale, per molti iscritti e dirigenti minori, sono profondamente legate, non solo alle tematiche nazionali, ma soprattutto ad una mancanza d'unità, alla dannosità del correntismo, ad un partito che, da anni, ha abbandonato temi forti quali la sicurezza del centro storico o le difficoltà dei piccoli commercianti, soffocati dalla grande distribuzione.
Ma l'argomento che più ha infervorato gli animi ieri mattina si è di certo rivelato il progetto di Partito unico e il rapporto con gli alleati della Casa delle Libertà. Il commento, che ha trovato in accordo tutte le anime dell'assemblea, è stato di segno decisamente negativo; mentre i più sbrigativi si rifacevano al vecchio slogan che esorta a «non morire democristiani», i più attenti come Gianfranco Gadolla, o Bernabò Brea, hanno invitato tutto il partito a riflettere fortemente sulla possibilità di perdere, in un unico calderone, identità politica e consenso elettorale, data la storica antipatia degli Italiani nei confronti dei soggetti di plastica.
Ancor più deciso è parso, sulla questione, Gianni Plinio; il capogruppo in Regione ha precisato di avere ancora come presidente di partito Gianfranco Fini e non il premier Berlusconi, ed ha gentilmente rifiutato la proposta del senatore Grillo, di unificare i gruppi consigliari liguri della Casa delle Libertà. Di segno opposto, è apparso l'intervento del coordinatore regionale Bornacin, strenuo difensore di un partito unico, espressione moderna del sistema maggioritario bipolare, in cui, a suo giudizio, l'anima così radicata, forte, tradizionale di An, potrebbe contare e decidere maggiormente.
In conclusione, dopo un duro, ma onesto, dibattito interno, Alleanza nazionale tenta di ripartire attraverso i suoi temi più cari: l'ordine, l'onestà morale, l'opposizione forte, cominciando proprio dal prossimo referendum in discussione che vede tutta l'assemblea approvare un documento in sostegno dell'astensione e del diritto alla vita, con buona pace di Gianfranco Fini.
L'assemblea si scioglie, quindi, unita sulla necessità di riprendere con forza i propri valori, mostrando meno personalismi, meno conflitti correntizi, per tornare, magari l'anno prossimo, a vincere le elezioni comunali, con un candidato forte della Casa delle Libertà, scelto con il concreto sostegno di tutta Alleanza Nazionale.