Fa la pipì nella minerale della collega, assolto

Fare pipì nella bottiglia d’acqua della collega di lavoro e aspettare compiaciuto che ne beva una sorsata non è reato. Si tratta di uno scherzo, una burla: niente di più. Parola di pm che chiede e ottiene dal gip l’archiviazione della relativa denuncia.
La goliardica beffa avviene in una ditta di Desio. Un uomo prende in mano il recipiente della minerale e all’acqua mescola il suo personalissimo liquido. Il giorno dopo, l’ignara compagna di lavoro beve una bella sorsata accorgendosi dello, chiamiamolo così, scherzo. Inviperita, avvia le «indagini» e scopre l’autore della burla. Si rivolge all’avvocato Daniela Arlati, che presenta denuncia alla Procura della Repubblica di Monza. Il sostituto procuratore esamina il caso e chiede al giudice per le indagini preliminari che il fascicolo sia archiviato. Domanda accolta. Nel frattempo l’«uomo della pipì» in bottiglia riesce pure a costruirsi una linea difensiva: mi scappava il bagno era occupato e o pensato di usare la bottiglia.
«Capisco le argomentazioni della magistratura - ammette l’avvocato Daniela Arlati -. Non esistono gli estremi sul piano penale per rinviare a giudizio l’uomo che ha mortificato la mia cliente. Avvieremo la causa civile per ottenere il risarcimento del danno morale». Quanto costerà, far sorseggiare un pochino di pipì alla collega? Sarà il giudice a stabilirlo. «Noi l’importo – conclude l’avvocato – lo indicheremo al momento della presentazione dell’istanza di citazione. Poi ci atterremo alle conclusioni del giudice». In ogni modo la donna, incappata nello scherzo di cattivo gusto (letterale) non ha alcuna intenzione di mettere una pietra sopra alla sua disavventura.