Fa pipì al parco, lei lo sgrida, lui la accoltella E' l'ennesima aggressione che non ha un perché

Tentato omicidio a Milano, dove una 46enne è stata accoltellata da un 33enne per futili motivi. L'uomo è scappato, ma è stato subito rintracciato: era ancora sporco di sangue. E' un'altra tragedia per nulla. I pretesti vanno dal parcheggio alla fila saltata

Milano Le parole alla fine sono sempre le stesse «Non volevo uccidere, non so cosa mi sia capitato». Questa volta però, non c’è stato il solito tardivo pentimento, ma solo perché la vittima, colpita con cinque coltellate al petto, alla pancia alle braccia, s’è salvata. Ha rischiato la vita, e solo per aver rimproverato un maleducato di fare la pipì in parco giochi per bambini. «Futili motivi» verranno poi definiti a processo, gli stessi alla base delle aggressioni per una fila non rispettata, un parcheggio, un cane travolto in auto.
Niente morti questa volta dunque, ma la tragedia è stata veramente sfiorata. E solo perché M. M., 46 anni di Cesate, paese a nord di Milano, si era permessa di rimproverare José Luis S. M., 33 anni, originario del Salvador. Banale, com’è sempre banale in male, la ricostruzione. L’altra sera verso le 23 lui, di professione macellaio, arriva con un amico a fianco e un coltello in tasca ai giardineti di Novate. Proprio vicino all’area attrezzata per bambini, si sbottona i pantaloni e fa la pipì tranquillamente davanti a tutti. La donna reagisce e lui come tutta risposta la insulta e poi la colpisce cinque volte. Mandandole in ospedale in codice rosso. Scappa, ma viene arrestato poco dopo dai carabineri. Per la donna seguono ore d’angoscia, ha 5 ferite, una in particolare molto profonda al braccio. Inizialmente è in prognosi riservata poi lentamente si riprende e viene dichiarata fuori pericolo.

Su questo esplosioni di rabbia Michael Douglas ha girato un film dal titolo significativo «Un giorno di ordinaria follia». Di cui però sono davvero piene le cronache. Come quando nell’ottobre del 2008 ad Alessandria, sempre per «bisognini» fatti davanti a tutti, il titolare di un bar scaricò la pistola contro un camionista che s’era fermato sotto casa sua. Ma si uccide per un parcheggio come a Roma nell’aprile del 2009 quando un pregiudicato, con precedenti per tentato omicidio, ammazzò a coltellata un impiegato postale di 42 anni. «Mi aveva aggredito» tentò di giustificarsi. Nessuna giustificazione per il colpo di pistola sparato contro il figlio di un latitante lo scorso gennaio a Spezzano Albanese, provincia di Cosenza. L’assassino aveva da ridire perché la sua auto era stata parcheggiata davanti al suo negozio. Qualche volta vittime e carnefici neppure c’entrano, come a Roma nel 2005 quando due ragazze litigano per un parcheggio, intervengono fidanzati e parenti, tutti pregiudicati. I due gruppi si sparano una dozzina di colpi e alla fine un trentenne rimane senza vita.

Con una sparatoria finì nel 2008 a Torino anche un litigio per un cane, bilancio: un 49enne morto e tre feriti, di cui uno molto grave. Per un cane travolto perse la vita a Milano un tassista, picchiato a morte da un trentenne poi arrestato. «M’è partito l’embolo» ha spiegato nel solito slang giovanil-metropolitano agli agenti che lo hanno ammanettato. Si litiga e ci si ammazza per una coda saltata davanti a una biglietteria o per un spintone in metropolitana. Lo scorso ottobre in una stazione di Roma un ventrenne, già denunciato per lesioni, uccise con un solo pugno una infermiera romena di 32 anni. Romena, ma di 23 anni, invece l’assassina che nell’aprile 2007 si accapigliò con una ragazza, sempre nella sotterranea de della capitale, e la uccise colpendola al volto con un ombrello. Tutti episodi che si concludono con «Non volevo uccidere, ho solo reagito alla sua aggressione, non so cosa mi sia successo».