Fa sbellicare il dentista Salemme

da Milano

Stavolta per recensire Vincenzo Salemme è d'obbligo rifarsi a Totò. Con l'avvertenza di mescolare anche un pizzico generoso dell'arte di Eduardo, leader indiscusso della scuola d'arte partenopea del nostro dopoguerra. Perché in Bello di papà, la nuova fatica di questo irresistibile facitore di farse, l'autore-regista supera se stesso mescolando magistralmente gli apporti più diversi. Dalla sceneggiata alla slapstick comedy di fattura newyorchese senza mai tradire quegli spiriti genuini e quegli acri umori napoletani da sempre il suo marchio di fabbrica.
Così accade infatti nella vicenda di Antonio, dentista, felice convivente della bella Antonella Elia che, per il semplice fatto di posticipare ab aeterno la nascita dell'erede ansiosamente desiderato dalla compagna, si vede appioppare da un marpione di professione psichiatra nientemeno che l'amico del cuore. Presentato dallo specialista di sconquassi emotivi come un rarissimo caso di sindrome regressiva, quel quarantenne tutto d'un pezzo passerà presto dallo stadio infantile cui è stato ridotto dall'ipnosi all'autentica maturità, evitando il rischio fatale di un'alienazione prossima a sfociare nel suicidio, solo se Antonio gli farà da padre per tutta la durata della terapia.
Avrete già capito a cosa porterà tanta sollecitudine da parte del protagonista, al di là dello scontatissimo exitus finale. Che sarà felice, se non fosse per...
Basta, non voglio rivelarvi di più. Andate invece ad applaudire il nuovo esempio d'ilarità partenopea che stavolta ha superato se stesso in un commosso omaggio, tra le righe, a Sabato, domenica e lunedì.

BELLO DI PAPÀ - di Vincenzo Salemme Regia e interpretazione dell'autore. Milano, Teatro Manzoni, fino al 4 marzo.