Fa scalpore il reality che promette miracoli

I chirurghi di «Miracle Workers» della Abc guariscono malati indigenti e disperati. I portatori di handicap: «Ma la società non ama solo gente sana»

Silvia Kramar

da New York

Nel sottobosco dei reality show americani, che hanno ormai raggiunto trame da circo per i soliti guardoni del prime-time serale assetati di sensazionalismo, è nato un nuovo programma con una ricetta diversa: un'ora di miracoli. Quasi bibliche, queste cure miracolose regalate ai poveri dalla rete Abc ogni lunedì sera, dalle dieci alle undici, fanno piangere e sperare. Lo show s'intitola Miracle Workers, nome preso in prestito dal bellissimo film che nel 1962 aveva regalato al regista Arthur Penn una manciata di Oscar.
A fare miracoli per la Abc adesso sono chirurghi all'avanguardia che, ogni settimana, compiono operazioni quasi futuristiche su malati poveri e disperati, che senza l'intervento costosissimo del network televisivo non avrebbero mai potuto sperare di tornare a vedere, a camminare o a lavorare. Nella prima puntata per esempio Todd, nato cieco a causa di una reazione allergica alla penicillina, si è risvegliato dopo un complicato intervento e per la prima volta ha visto sua moglie e i sette figli. Prima lavorava come infermiere, sottopagato e stanco, adesso riuscirà a far carriera.
Dopo di lui è stato il turno di Vanesse, che viaggiava su una sedia a rotelle paralizzata da una malattia delle giunture ossee che l'aveva imprigionata fra incessanti, tremendi dolori: grazie a un difficile intervento chirurgico è tornata a camminare. E la seconda puntata di Miracle Workers ha fatto piangere milioni di americani con le guarigioni miracolose di Emily, una diciannovenne colpita dalla sindrome di Tourette, e di Adrian, un bambino piccolissimo nato con una deformazione ossea che gli impediva di crescere e di camminare. Tutti e due, sottoposti alle cure di medici all’avanguardia, sono clamorosamente guariti.
Ma il nuovo reality show - che segue le orme di un'altra trasmissione di grandissimo successo della Abc, quell'Extreme makeover durante il quale, ogni settimana, un team di architetti e designer tra lacrime e abbracci finali ricostruisce dalle fondamenta la casa di una famiglia sull'orlo della bancarotta - sta raccogliendo anche numerose critiche: le prime vengono dalle organizzazioni dei portatori di handicap, che si sentono «accusati» di non essere normali.
«Miracle Workers fa credere alle gente che persone come noi, ciechi, paralitici e altro, non sono normali, che bisogna guarirci dalle nostre infermità per reinserirci nel contesto sociale di un'America che ama solo la gente sana», ha dichiarato furioso, il portavoce della associazione Not Dead Yet, la stessa che l'estate scorsa aveva lottato per mantenere in vita Terry Schiavo (divenuta un caso nazionale dopo che il marito aveva deciso di staccare i tubi che la tenevano in vita in stato di coma perenne).
Non solo: le cure «miracolose» offerte dai chirurghi della Abc sembrano quasi rasentare la sperimentazione su malati-cavia: poveri che non potrebbero permettersi un’assicurazione medica in grado di ammetterli negli ospedali migliori di un'America dove da anni il dilemma dell’assistenza è il nodo più intricato della provvidenza sociale.
Ieri sera, quasi a voler giustificare le due puntate precedenti, i produttori della Abc hanno guarito un famoso ballerino di Los Angeles colpito dall’artrite: non riusciva più a salire sul palco e a danzare ma l’intervento di una ditta all’avanguardia, la Orthosoft Inc., l’ha riportato in teatro dopo sole sei settimane dall’intervento. Durante il quale la Orthosoft gli ha fatto trapiantare un nuovo bacino ottenendo in cambio una fantastica pubblicità: ogni anno la generazione dei baby boomers, che si avvicina ormai alla terza età, richiede mezzo milione di trapianti ortopedici di ginocchia e teste di femore in America ed Europa.
Un business in netta crescita, che la Abc sfrutterà nelle prossime puntate di un reality destinato a continuare a far parlare anche in orario non televisivo.