Fabbrica di fango

Se non avessi le spalle ormai larghissime e di materiale indistruttibile, dovrei dire che la prima sensazione sarebbe di panico: se non ne avessi viste di tutti i colori, le menzogne fabbricate a tavolino, adesso potrei uggiolare stupefatto e indignato. Invece non sono stupefatto e tutti i conti tornano. I lettori di questo giornale forse non sanno che ieri Repubblica metteva in pagina una intervista raccolta un anno fa e per un anno, si direbbe, tenuta nel cassetto come una rivoltella per accoppare me. Ho già smentito quel giornale che adesso querelerò, ma il fatto interessante è che l’articolo di Repubblica rende vera una profezia: la profezia secondo cui da tempo sarebbe stato fabbricato a Mosca un dossier del tutto falso su di me (preparato a tavolino con i sistemi in cui il Kgb di ieri e di oggi è maestro) che, mi fu riferito, avrebbe cercato di connettere il mio nome con ogni vicenda torbida di servizi segreti, arrivando fino al rapimento di Abu Omar. La fonte di queste informazioni è stato il mio ex collaboratore Mario Scaramella il quale disse di averle apprese da un ex agente sovietico che vive in Francia, Eugeni Limarev, ed è oggi un collaboratore dei servizi segreti francesi.
Questo Limarev io non l’ho mai né visto né conosciuto. Non ho mai neanche parlato al telefono con lui e ho mantenuto una distanza prudente sia con lui che con tutti gli ex agenti sovietici o russi all’estero, proprio per non creare la minima commistione con il mio precedente lavoro di Presidente della Commissione Mitrokhin, che ha chiuso i battenti insieme alla legislatura.
Figuratevi dunque la sorpresa, la nausea, il senso di schifo che ho provato ieri leggendo sul citato giornale un’intervista a quel tal Limarev il quale affermava di avermi incontrato in Italia all’interno di «strutture segrete». Naturalmente è una panzana. L’unica struttura che io conosco e che frequento è il Parlamento della Repubblica italiana, della cui Commissione Mitrokhin sono stato per quattro anni il presidente. Ma quando ho letto delle «strutture» che questo Limarev avrebbe visto con me, e naturalmente con Scaramella (come ti sbagli?), ho capito subito dove voleva andare a parare chi ha creato la «fabbricazione» (dall’inglese «fabrication» parola usata per indicare una trappola fatta apposta). La fabbricazione serviva per dire e far dire: Ahahà, ecco che cos’era in realtà la Commissione Mitrokhin! Un sudicio covo di mestatori nell’ombra che, capitanati da Paolo Guzzanti, ordivano trame contro l’onesta sinistra comunista. Un classico. Se questa gente non fosse ripetitiva e prevedibile, potrebbe essere anche divertente. Ma non lo è. In realtà è gente falsa e tristissima, cupa, subdola. Il primo premio all’umorismo involontario va alla senatrice comunista italiana Palermi che mi ingiunge di dimettermi dalla presidenza della Mitrokhin, ignorando la poveretta che la Commissione Mitrokhin non esiste più. Ma il tono è quello: Repubblica dà il la e parte subito il coro.
Avvenne già, tale e quale, nel 2002 quando un tal Vincenzo Zagami, detenuto in un carcere francese (ma sempre dalla Francia vengono questi bei personaggi?) cercò di invogliarmi a scrivere delle falsità assolute su chi aveva percepito le pretese tangenti di Telekom Serbia. Io non ci cascai, non scrissi una riga e quando avvertii con una lettera pubblica il presidente Trantino della trappola, proprio Repubblica pubblicò un servizio da cui si vedeva che alcuni suoi giornalisti avevano seguito passo dopo passo la trappola tesami e fecero credere ai loro lettori che io avessi pubblicato quel che non avevo pubblicato. Risultato, lo stesso di oggi: richieste di dimissioni per indegnità, insulti e insinuazioni senza risparmio. A quell’epoca ancora mi sbalordivo, sicché mi sbalordii. Ma ressi botta e rintuzzai l’attacco.
Oggi si ripete il déjà vu: esce Repubblica con una fabbricazione contro di me (i giornalisti e il loro direttore avrebbero avuto il DOVERE di sentirmi e chiedermi se confermavo, invece sono venuti meno alle regole elementari del giornalismo) e subito l’onorevole Sgobio avverte minacciosamente: «L'ex presidente della Commissione Mitrokhin dovrà spiegare molte cose. Dalle rivelazioni di Repubblica emerge un quadro di manovre torbide attorno alla commissione. C'è da chiedersi se quelle strutture segrete siano ancora operative e intrecciate con altre centrali spionistiche scoperte di recente». Idem Marco Rizzo dei Comunisti italiani che tuona: «Siamo di fronte ad una vicenda torbida che ruota attorno alle attività della commissione Mitrokhin. Guzzanti deve chiarire il ruolo dei consulenti e, soprattutto, di eventuali attività riservate così come emergono dai quotidiani».
Ora, io non soltanto non devo chiarire proprio niente, ma pretendo che si faccia chiarezza. Chiunque abbia ammazzato Litvinenko sta anche dietro a queste fabbriche di bugie e di infamie. Chiedo che l’Ordine dei giornalisti, la magistratura, i servizi segreti, carabinieri e polizia facciano il loro dovere. La battaglia è cominciata. Il partito della verità non può perderla.
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