«In fabbrica non è possibile resistere così a lungo»

Emanuela Munerato, operaia tessile prima che deputata leghista.
«Sono stata eletta in Parlamento ad aprile grazie ai voti delle mie colleghe in Emilia, e pensi che una volta votavano sinistra».
Le manderebbe in pensione a 65 anni?
«Non esiste che una donna stia in fabbrica per tanto tempo».
Altro che parità dei sessi, questa è discriminazione al contrario.
«Gli uomini non hanno il carico di lavoro casalingo che abbiamo noi».
Obblighiamoli a fare i lavori di casa allora.
«Lei non sa cosa vuol dire smontare dal turno di notte e avere dei figli che richiedono la tua attenzione».
E allora va bene che le donne abbiano una pensione più bassa?
«Non va bene che le donne abbiano minori opportunità di carriera per la maternità».
Ecco, vede?
«Ma il problema va risolto a monte, non costringendole a lavorare 5 anni di più».
E se la scelta fosse facoltativa?
«Che provino: nessuna donna resterà al lavoro. In fabbrica non si resiste tanto».
Dice il ministro Brunetta che l’Italia deve rispondere a una sentenza della Corte di giustizia che chiede la perequazione dell’età di pensionamento di uomini e donne.
«E allora che riconoscano il lavoro casalingo e la maternità ai fini della pensione».
C’è anche un problema economico.
«No, guardi. C’è solo un problema economico. Brunetta tenta di risparmiare in un momento di crisi».
Dàgli torto...
«Tagliare anche su questo è eccessivo. Che taglino i costi dei parlamentari».
I parlamentari come lei.
«Sì. Io sarei disposta a rinunciare a metà stipendio e a tutti i privilegi, pur di contrastare questa riforma delle pensioni».
Giusto, andateci solo voi deputati in pensione tardi.
«Be’, guardi, qui non è che ci si ammazza di lavoro. E nessuno spegne mai le luci».