Fabbriche ferme, operai a casa Ora scatta l’allarme caro prezzi

Grave stop economico alla vigilia delle feste Migliaia di lavoratori in cassa integrazione

da Milano

Migliaia di lavoratori messi in cassa integrazione. Aziende danneggiate per milioni di euro. Il caos si è spento, ma ora c’è paura per il caro prezzi. C’è chi parla, davanti agli scaffali vuoti, di rincari e speculazioni. Le associazioni dei consumatori promettono esposti e denunce. Prodi va avanti con la tattica del «tutto tranquillo». Aumento dei prezzi a catena? «No - dice - se andava avanti il blocco c’era questo rischio. Ma ora l’Italia è tornata alla normalità».
L’economia italiana è in ginocchio e gli autotrasportatori esultano. Qualcuno abbozza delle scuse davanti alle telecamere, ma l’importante è il risultato ottenuto a Palazzo Chigi. Irrilevante che Bauli, l’azienda dolciaria veronese, abbia mandato a casa 800 operai per cui il Natale sarà ancora meno dolce del solito. Altre aziende, accanto a quelle dolciarie, hanno scelto la via meno dolorosa della chiusura temporanea per sostenere la crisi. Aia, azienda avicola, ieri ha chiuso i battenti. Anche il colosso Barilla si è arreso. Ieri sera, uno scarno comunicato dell’azienda ha confermato il blocco dell’intera attività produttiva dei nove stabilimenti italiani. Il motivo è buono per tutte le altre aziende alimentari: senza le materie prime (semola di grano duro, farina, uova, latte) non si sforna nulla. E senza i tir che trasportano le merci va tutto in malora. Ne sa qualcosa la “Toscana alimentare” del gruppo ex Bechelli con 300 dipendenti. Produce salumi che aspettano di essere mangiati. Per ora sono in magazzino: nessuno è venuto a ritirarli. Stesso copione per altre aziende agroalimentari, la Copaim di Grosseto (80 dipendenti), la Cia di Prato (70 addetti) e la Pac del gruppo Amadori (130 dipendenti).
Tutti in casa, dunque, fino a nuovo ordine. L’assenza forzata dal lavoro per gli addetti è coperta, spiegano i sindacati, dai contratti di categoria. Meno coperti i proprietari delle aziende che, in questa vacanza forzata, possono solo contare i danni. Ma lo sciopero dei Tir ha messo a dura prova tutto il sistema produttivo italiano. In cima alla lista la Fiat, che ieri ha lasciato a casa 25mila lavoratori (l’altro ieri erano 22mila) e 5mila vetture non sono state assemblate.
Dalle auto alle moto. Si ferma per due giorni la produzione della Vespa, nello stabilimento della Piaggio di Pontedera oltre alle tre linee dell’Aprilia negli impianti di Noale e Scorzè, in Veneto. Cassa integrazione fino a domani per i dipendenti dello stabilimento «Honda Italia» di Atessa, colosso europeo per la produzione di moto con oltre 900 dipendenti in Val di Sangro. Qui la produzione è stata sospesa perché un concentramento di camionisti ha presidiato la zona industriale e ha impedito l’accesso a chiunque.