Fabiani a Macalli: «Deve essere più imparziale»

Giovanni Porcella

Marito e moglie seduti vicino. Guardano l’allenamento del Genoa a Pegli. Un pomeriggio in relax, magari diverso, ma strano. Triste. «È morto il calcio. Non si può rinviare una partita per paura di incidenti. E mi dispiace perché i nostri tifosi non sono violenti». La signora annuisce alle parole del marito che continua: «Abbiamo un figlio che fa l’ultrà, ma non è un violento. Magari in mezzo a certa gente ci scappa qualche cane sciolto, ma non è un problema fermarli, se c’è la volontà».
Al Signorini c’è il clima cupo di una decisione che in molti non capiscono, anche se qualcuno si arrabbia e attacca lo Spezia: «Hanno uno stadio inadatto, lo ha detto il ministero. Cosa vogliono da noi». Mentre il presidente della Lega Mario Macalli vuol bloccare il campionato, il capo dei tifosi organizzati Leo Berogno si astiene dal fare comunicati. Tutti in attesa come la società. E in fondo anche la squadra con il tecnico Attilio Perotti in testa aspetta data e ora della partitissima.
Stesso discorso per il il club e il direttore generale del Genoa Angelo Fabiani che invece ha prontamente replicato alle dichiarazioni di Macalli: «Se è vero quello che è stato riportato sul sito dello Spezia il presidente della Lega di serie C deve ricordarsi che è stato votato da tutte le società presenti e quindi credo che debba essere equidistante dalle posizioni che prende nei confronti di tutti i club. Questo è il momento in cui serve la massima calma e questo messaggio è rivolto anche a Macalli, le cui minacce di ieri mi sembrano decisamente fuori luogo. Siamo dispiaciuti che sia stato adottato questo provvedimento ma non siamo stati noi a prendere la decisione di non giocare al Picco».