Fabio Fazio, il vu cumpràdella televisione chic

Fenomenologia di <em>Che tempo che f</em>a. Il salotto della sinistra è in promozione permanente: l'apoteosi sarà il 24 dicembre

Che sia politicamente fazioso è noto, ma non è questo il pun­to. Che sia un tradizionalista catodico, ligio all’alternanza scrupolosa degli stessi ospiti, anche; e neppure questo è un problema, poiché gli ascolti gli danno ragio­ne. Che sia un maschili­sta metodi­co, un po’ me­no; ma d’al­tronde i dati dimostrano l’umiliazio­ne settimanale del principio stesso di quote rosa televisive. E che, infine, sia un vu cumprà mediatico di primissimo livel­lo, oltre che di access prime-ti­me, non occorre ripeterlo: la promozione di prodotti di lar­go consumo

culturale - libri, dischi, spettacoli, film, concerti - è l’essenza stessa del pro­gramma di Fabio Fazio: su cento invita­ti (artisti o intellettuali, gli unici due cri­teri di selezione), centouno presenta­no o un romanzo, o un libro-inchiesta, o un dvd, o una tournée , o una comme­dia, o tutte queste cose assieme, come Fabio Volo ad esempio, che quando ci va ne approfitta per parlare dei suoi li­bri, del suo film, della sua trasmissio­ne... Comunque, statisticamente, il ge­nere più gettonato è l’autobiografia. Se uno, in Italia, ha una bella vita da rac­contare, in genere la propria, Che tem­po che fa è il posto giusto.

Il posto più giusto per le persone giu­­ste, intervistate dal conduttore giusto, Che tempo che fa è l’unico caso di trasmissione televisiva «di nicchia» nel­l’impianto radicalchic, ma «na­zionalpopolare» per i risvolti mediatici: piace a tutti, visto lo share, e a tutti piac­ciono le cose che vedono, visto il succes­so commerciale di ogni cosa passi da Che tempo che fa. Il programma in que­sto è micidiale. Per dire: ieri sera c’è sta­to lo speciale su Enzo Jannacci, e oggi sui banconi dei grandi bookstore, ac­canto al registratore di cassa, c’è il suo li­bro Aspettando al semaforo. Solo per ca­so, una biografia. Vengo anch’io. Sì, per­ché no?

Da Fabio Fazio, vengono tutti. A con­dizione che: 1) siano intellettuali, o poli­tici; 2 ) siano di sinistra, o perlomeno non di destra; 3) siano maschi, o alme­no gay; 4) abbiamo scritto o inciso o gira­to qualcosa di nuovo nelle settimane immediatamente precedenti; 4) siano mainstream , cioè offrano un prodotto culturale di massa: un libro bestseller, un film blockbuster, una trasmissione di prima serata. Esempio: nelle 28 pun­tate della stagione in corso, dal 18 set­tembre a ieri, a Che tempo che fa sono in­tervenuti 86 ospiti. Di cui: 1) tutti o can­tanti, o scrittori, o giornalisti, o attori, o registi, o politici, o attivisti; 2) conside­rando gli italiani (76 su 86), meno di die­ci si possono ascrivere a un’area non di sinistra (Maroni, Formigoni, Alfano, un paio di cantanti, forse uno scrittore, due comici...); 3) su 86 invitati 75 sono uomini, e solo undici sono donne (in re­altà sarebbero 10, perché Claudia Mori non conta, essendoci andata per inter­posta marchetta del marito); 4) l’80% circa degli ospiti è stato in questi tre me­si nella top ten di qualcosa: libri e dischi più venduti, film più visti, personaggi più citati dai giornali.

E per le scorse stagioni i dati dicono sostanzialmente le stesse cose, se non per il fatto che una volta Fabio Fazio osa­va un po’ di più, puntando su personag­gi non ancora completamente scoperti dal grande pubblico, o che apparivano raramente in tv; mentre oggi si preferi­sce andare sul sicuro.

A proposito di andare sul sicuro: ospi­ti più frequenti nel 2011: Ezio Mauro (3 volte), Pier Luigi Bersani (2), Eugenio Scalfari (2, ma è come se ci fosse sem­pre), Gustavo Zagrebelsky (2, ma è co­me se non ci fosse mai), la famiglia Stra­da (Gino e Cecilia, 2 volte); Concita De Gregorio (2), Gian Antonio Stella (2), Don Andrea Gallo (2)... Poi ci sono an­dati, almeno una volta, tutti i direttori dei grandi quotidiani italiani, tranne quelli di destra; e tutti quelli che hanno scritto una sceneggiatura, o un sogget­to, o hanno recitato, o diretto, un film di, o con, Cristina Comencini. E poi di­cono che il cinema italiano non ha visi­bilità.

Se la Rai fosse una Chiesa, e in parte lo è, Fabio Fazio sarebbe non un seminari­­sta, come lo accusano di essere; ma il Se­gretario di Stato, notoriamente più po­tente del Papa. E la sua non è affatto una parrocchietta, frequentata dagli stessi ospiti fedeli, ma una vera setta catodi­ca.

Un salotto mediatico. Il Club Bilder­berg della televisione italiana. Dove, so­lo per caso, può capitare - ad esempio­che si prepari una puntata speciale, il 24 dicembre, per presentare un libro speciale, scritto a quattro mani da due attrici speciali - una delle quali è Franca Valeri, e l’altra è Luciana Littizzetto,pre­senza fissa della trasmissione - il quale libro è curato da Samanta Chiodini ­una delle autrici della trasmissione ­pubblicato da Einaudi nella collana Sti­le Libero- della quale è consulente Gia­como Papi, altro autore della trasmis­sione- e lanciato sotto data con un’inte­ra paginata della Stampa il cui direttore Mario Calabresi è un aficionado, e il vi­cedirettore è Massimo Gramellini, ospi­te fisso della trasmissione. La cattiva educazione dei ragazzi. Più che una par­rocchia, una religione di Stato. Amen.