Fabris lascia di ghiaccio «Non ho stimoli, mi ritiro» A Torino 2006 vinse 2 ori

Timido, timido. Veloce, veloce. Non è mai venuto meno a queste qualità Enrico Fabris, il nostro miglior pattinatore di sempre che ieri ha annunciato di voler appendere i pattini al chiodo. Timido, nelle sue dichiarazioni, sia dopo le tre medaglie di Torino 2006, sia ieri dopo l’ultimo posto nella prova di Coppa a Chelyabinsk in Russia. Fabris ha sussurrato le sue “ultime volontà” da campione e le prime da uomo libero. Libero di non dover più inseguire l’ombra e il mito di se stesso. Veloce Fabris, nell’ascesa e nei risultati golosamente ricchi fra 2005 e 2007. Veloce, Enrico, anche nel fare dei suoi pattini, spesso d’argento, ma anche d’oro e bronzo, un capitolo chiuso. Amarezza, si, ma senso del limite: Fabris aveva già deciso almeno da un anno e non ieri di fronte all’impietoso cronometro dei suoi ultimi 1500 da atleta. Stupore in federazione, grande la solidarietà dei compagni ora orfani del gigante buono di Asiago.
«Lo scorso è stato l’anno con più acciacchi. In gara non mi diverto più, son venute meno le motivazioni». Chiaro l’Enrico, che ha atteso i 30 anni, il 5 ottobre scorso, per dire basta. Ora si diventa grandi anche nella vita: niente più ghiaccio bollente delle gare o dei malintesi, soprattutto con mister Romme: «Le critiche me le sono meritate». Si schernisce e ringrazia tutti Enrico che Wikipedia, impietosa, annovera già fra gli ex. Nella storia si entra anche così, ma le lame di Enrico hanno scritto pagine che sarà difficile per chiunque ripetere. Campione italiano dal 2003 al 2007, la sua falcata robusta esplode nel 2005 in coppa e agli europei, ai Giochi nel 2006 entra nella leggenda: doppio oro nei “suoi” 1500 e nell’inseguimento, bronzo nei 5mila. Il 2007 è l’anno d’argento: due medaglie mondiali ed una europea. Poi la crisi e un fil di lama sempre meno incisivo. Quando non va, è ora di fermarsi. E a capirlo sono solo i campioni veri.