Fabrizio, «Antipatico» da medaglia d’oro

Parliamo di via Quattrocchi. A Genova la Casa delle Libertà ha proposto di intitolare una via alla giovane guardia del corpo uccisa in Irak. Ma il centrosinistra ha detto di no. Perché l’uomo assassinato mentre gridava «Vi faccio vedere come muore un italiano» non può essere ricordato nella sua città? Maurizio Belpietro, Direttore de il Giornale ne ha parlato in un accesissimo dibattito, che ha animato la prima puntata della nuova serie della trasmissione L’Antipatico in onda in seconda serata su Rete4, con Vittorio Agnoletto, europarlamentare indipendente di Rifondazione comunista e con Ignazio La Russa, deputato di An.
BELPIETRO. Onorevole Agnoletto, perché Quattrocchi non merita di essere ricordato nella sua città?
AGNOLETTO. Io penso che, fin quando è possibile, noi non abbiamo bisogno di eroi, né di martiri e credo che anche in questo caso si debba parlare di vittime: di vittime della guerra, vittime della violenza. Da questo punto di vista tutta la solidarietà umana alla famiglia. Vorrei ricordare che noi abbiamo organizzato le manifestazioni per la liberazione di tutti e quattro coloro che erano stati fatti prigionieri. Però intestare una strada è un’altra cosa: vuol dire riconoscere quella vita e quei valori come esempio.
BELPIETRO. Lei di Quattrocchi disse «Con gente così si torna indietro centinaia di anni, all’uomo merce che si vende per denaro». La pensa ancora così? Questo è lo stralcio di un’intervista che lei rilasciò all’epoca.
AGNOLETTO. Guardi, io le rispondo con quello che ha dichiarato Roberto Gobbi, che è il titolare della filiale ligure dell’Ibsa, la società da cui dipendeva Quattrocchi, che spiega come funzionano...
BELPIETRO. No, mi dica soltanto se lei la pensa ancora così.
AGNOLETTO. Dice questo «Arrivano le richieste e noi forniamo curriculum e disponibilità. In questo caso il nostro contatto è un mercenario genovese che adesso recluta in giro per il mondo».
BELPIETRO. Quindi per lei Quattrocchi era un mercenario?
AGNOLETTO. No, per me era una persona che andava armato in Irak per soldi.
BELPIETRO. E non merita, quindi, di essere ricordato con una via.
AGNOLETTO. Non merita di essere preso come esempio. Altro è la pietà umana. Lei guardi sul vocabolario come si chiamano in italiano coloro che prestano il loro servizio armati dietro pagamento e troverà la risposta.
BELPIETRO. Pietà ma non esempio, dunque. La pensa così lei, onorevole La Russa?
LA RUSSA. Non trovo nessuna delle parole che ha detto Agnoletto e nessuno dei comportamenti che ha avuto il centrosinistra degno di essere preso neanche lontanamente in considerazione. Anche adesso, dopo avere visto le immagini (l’intervista è stata preceduta da un servizio, a cura della redazione de L’Antipatico, durante il quale sono scorse le immagini di Fabrizio Quattrocchi prigioniero che dice la celebre frase, rimasta nel cuore di tutti noi «Vi faccio vedere come muore un italiano», ndr), ancora questa affermazione offensiva: «Per soldi»... Ma tutti, quando lavorano, hanno diritto a una retribuzione: Quattrocchi non è andato in Irak a rubare. È andato a lavorare, a svolgere un ruolo difficile in un posto difficile.
AGNOLETTO. Quale lavoro andava a svolgere, visto che non siamo ancora riusciti a saperlo?
LA RUSSA. Andava a svolgere esattamente il lavoro di polizia privata, senza la quale i volontari non possono andare in Irak.
BELPIETRO. La Russa, lei ha proposto...
LA RUSSA. Le due ragazzine, che sono tornate con i soldi dello Stato, prendevano ogni mese molto più di quanto guadagnava Quattrocchi. Ma non è questo il problema.
BELPIETRO. Lei ha proposto...
AGNOLETTO. No, no, qua siamo...
LA RUSSA. Agnoletto, levati, levati.
AGNOLETTO. ... qua siamo di fronte a delle bugie.
LA RUSSA. Levati, levati... di fronte a delle bugie... ma per favore.
AGNOLETTO. Io voglio la documentazione.
LA RUSSA. Non voglio parlare di altro.
AGNOLETTO. Io riporto quello che c’è scritto sui giornali.
LA RUSSA. Ma lascia stare Agnoletto. Vergognati!
AGNOLETTO. No, mi scusi. Qua c’è un’affermazione grave.
LA RUSSA. Ma vergognati.
AGNOLETTO. Allora. Quello che hanno scritto sui giornali e che nessuno ha smentito è questo: cioè che Quattrocchi...
LA RUSSA. Che le due ragazzine prendevano 6 milioni al mese, o non so quanto.
AGNOLETTO. ... è andato a lavorare con un salario di 10mila euro al mese.
LA RUSSA. Ma me lo auguro per lui. Magari fosse vero.
AGNOLETTO. Le due Simone, che lui chiama «le due ragazzine»...
LA RUSSA. Guadagnavano meno, guadagnavano meno...
AGNOLETTO. ... lavoravano per dieci volte meno. Ma il problema è: per che cosa? Per quale obiettivo?
LA RUSSA. Certo, certo...
AGNOLETTO. No, dieci volte meno e per quale obiettivo.
BELPIETRO. Posso fermarvi un secondo che voglio...
LA RUSSA. Non voglio fare paragoni.
AGNOLETTO. Loro andavano per aiutare.
LA RUSSA. Sono lì belle e vive.
AGNOLETTO. La Russa, noi abbiamo manifestato per la libertà di Quattrocchi, delle Simone e di tutti.
LA RUSSA. Ma quando mai. Comunque...
AGNOLETTO. Lei in piazza, per la difesa della vita di chiunque, non è venuto.
LA RUSSA. È squallido questo modo di parlare. Si pulisca la bocca prima di parlare di Quattrocchi. Lei, prima di parlare di Quattrocchi, si deve pulire la bocca. Parli dei suoi amici.
BELPIETRO. La Russa, la prego.
LA RUSSA. A Genova hanno messo un cippo a Giuliani.
BELPIETRO. Proprio di questo volevo parlare.
LA RUSSA. Per carità, lo mettano pure. Ma vergognati a dire che Quattrocchi non merita una strada. Vergognati!
AGNOLETTO. Non hai...
LA RUSSA. Ma che vergogna!
BELPIETRO. Il consiglio comunale ha approvato una delibera che consente di mettere un cippo in memoria di Carlo Giuliani ma ha bocciato, appunto, invece la via intitolata a Quattrocchi. Perché ci sono questi due atteggiamenti: morti di serie A e morti di serie B?
AGNOLETTO. Il Comune di Genova, innanzitutto, non ha deciso di intestare una strada a Carlo Giuliani.
BELPIETRO. Infatti è stato posto un cippo in sua memoria.
AGNOLETTO. Mi scusi. Il Comune ha autorizzato la famiglia Giuliani, a proprie spese, a porre un cippo per ricordare la morte del figlio, cosa che poi non si è potuta realizzare perché è intervenuta la Prefettura. Ora io non ho nulla in contrario se un gruppo di amici di Quattrocchi vogliano mettere un cippo in ricordo di Quattrocchi.
LA RUSSA. Noi non vogliamo una via per Quattrocchi, vogliamo molto di più.
AGNOLETTO. Intestare una via o una piazza significa che quella persona ha svolto un’attività di esempio.
LA RUSSA. Lo ha già detto. Allora, io parlo prima di tutto con le parole del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha dichiarato: «Gli italiani ricorderanno Quattrocchi per lo scatto di coraggio e di orgoglio patriottico con cui seppe sfidare i suoi carnefici». Della via a Genova, fin tanto che ci sarà gente come Pericu, che non venne neanche ai funerali, che non concesse neanche la sala chiesta dalla famiglia a proprie spese per poter fare i funerali, credo che in fin dei conti, ci dispiace molto per i genovesi, ma ce ne possiamo fare una ragione. Noi stiamo raccogliendo le firme per chiedere una Medaglia d’Oro al Valore Civile per Fabrizio Quattrocchi. E la motivazione è semplice, te la leggo «Il gesto è riuscito a vanificare in quella occasione il disegno dei suoi carnefici», che peraltro voi guardate, a volte, con simpatia «di fornire al mondo immagini destinate ad umiliare gli italiani e l’Occidente e a convincere della forza del terrorismo». Quando ero ragazzo, quando si parlava di un certo Silvio Pellico, che aveva scritto Le mie prigioni nella fortezza dello Spielberg, si diceva che quell’opera era costata all’Austria più di una guerra persa. Ebbene: parallelamente io credo che il gesto di coraggio di Fabrizio Quattrocchi sia costato al terrorismo e agli amici dei terroristi molto più di una campagna di comunicazione o di mille arresti.
BELPIETRO. Agnoletto, lei prima ha detto che Quattrocchi non va ricordato perché era andato in Irak come mercenario: in sostanza, si faceva pagare. Un’argomentazione più o meno simile è stata usata dal sindaco di Marano, in Campania, per giustificare il fatto di non voler intitolare una strada ai morti di Nassirya: anche quelle vittime erano andate in Irak pagati, dunque non dovevano essere ricordate. Salvo, poi, intitolare la via a Yasser Arafat. Lei è d’accordo?
AGNOLETTO. Mi scusi. Però per prima cosa io non posso stare qua impassibile ed essere accusato di essere amico connivente con il terrorismo.
BELPIETRO. Be’, io di questo non l’ho accusata: le sto solo facendo una domanda.
AGNOLETTO. C’è una linea su cui il dibattito politico non si può superare e coloro che da sempre sono andati a manifestare contro la guerra e contro il terrorismo e per la libertà di tutti gli ostaggi...
LA RUSSA. Francamente non ricordo vostre manifestazioni contro il terrorismo.
AGNOLETTO. ... che si chiamassero Simone, che si chiamassero Quattrocchi, siamo stati noi. Non ci sono né morti di serie A né morti di serie B.
BELPIETRO. Vuole rispondere alla mia domanda, per favore?
AGNOLETTO. Non ho nessun problema. Io lo farei per i morti di Nassirya e sotto scriverei «Vittime di una guerra ingiusta».
LA RUSSA. Certo, ecco, infatti. Però, come tutti sanno, loro sono contro il terrorismo ma le ragioni dei terroristi possono, a volte, essere prese in giusta considerazione.
BELPIETRO. La Russa, lei raccoglierebbe le firme anche per Enzo Baldoni, che pure è un altro morto in Irak?
LA RUSSA. Io ricordo che per Enzo Baldoni, come le per due Simone e come per tutti i sequestrati che hanno avuto migliore fortuna di Fabrizio Quattrocchi, questo governo, nella persona del ministro degli Esteri Fini, si è attivato facendo il proprio dovere, ricorrendo fino all’ultima risorsa possibile, perché tornassero a casa.
BELPIETRO. Siamo in chiusura e vorrei soltanto una risposta telegrafica. Luca Casarini disse che tra la strana morte di Baldoni e quella di Quattrocchi c’è una differenza: Baldoni era una vittima innocente, Quattrocchi una vittima di una giusta resistenza all’esercito invasore. Lei è d’accordo sì o no?
AGNOLETTO. Le domande su Luca Casarini le faccia a Luca Casarini.
BELPIETRO. Mi risponda solo se è d’accordo su questa frase.
AGNOLETTO. Mi scusi un attimo. Ribadisco una cosa e ne faccio un’altra di affermazione. La prima cosa è che loro in piazza per le due Simone non c’erano. La seconda è che, se c’è qualcuno a cui va intestata una via, è Calipari, che è morto compiendo il proprio dovere come dipendente dello Stato, inviato là per salvare delle vite e che è stato ammazzato.
LA RUSSA. Ma certo che sì. Agnoletto, grazie a Dio le nostre città hanno più di una via. Intitolare una via ad uno non esclude il fatto di intitolarne una ad un altro.
BELPIETRO. Vi devo interrompere perché siamo in chiusura.
AGNOLETTO. Io vorrei sapere l’esempio dato. Una frase detta in punto di morte può testimoniare coraggio, ma non può far cancellare le motivazioni per cui una persona è andata in Irak.
LA RUSSA. Quattrocchi è andato a fare quello che tu non avresti mai avuto il coraggio di fare.
AGNOLETTO. Ah no, non andrei mai in Irak per soldi. Mai.
BELPIETRO. Abbiamo capito che non è possibile ricordare i morti italiani in Irak. Grazie a tutti.