FABRIZIO FRIZZI «Mi avevano dimenticato Ora spunto dalla Botola»

da Roma

Cattivo? Non esageriamo. Vi pare possibile che uno con una simile faccia da bravo ragazzo, con una tale fama da persona per bene, si metta di colpo a fare il cinico? «Certo: aprire una botola sotto ai piedi di un malcapitato, non è proprio azione benevola. Ma innanzitutto sotto a quella botola c’è una piscina: non si tratta che di un bagno, in fondo. E poi il malcapitato sa benissimo che rischio corre. Ha accettato quella che è una regola del gioco - insomma - non una cattiveria».
A rendere cattivo Fabrizio Frizzi - dunque - non basterà nemmeno il nuovo esperimento di Raiuno, La Botola che da stasera fino al 12 settembre, ogni giorno alle 20,40 su Raiuno, lo vedrà sadico esecutore d'un «patibolo acquatico»? «Beh, sadico addirittura... diciamo cattivello, ecco. Ammettiamolo: questo è il genere di supplizio che ciascuno di noi vorrebbe riservare alle persone moleste. Noi dello spettacolo, ad esempio, lo destineremmo volentieri a Gabriele Paolini: il «guastatore» che da anni tormenta i giornalisti in diretta tv. Stavolta lo poniamo come condizione a chi, con La Botola tenterà di raggiungere il premio finale da 200.000 euro».
Dopo il successo de I soliti ignoti, un altro esperimento estivo firmato Rai-Endemol.
«Sì, proprio per evitare il rischio maggiore in cui incorrono i programmi dell'access prime time, specialmente quelli di successo: la ripetitività. L'idea è quella di proseguire nella novità e nella cura esecutiva, come già in Soliti ignoti, ma rinnovando spirito e formula del gioco».
E a quale dei due si dedicherà Fabrizio Frizzi quest’inverno?
«Lo deciderà il pubblico. I soliti ignoti, rimontando ben otto punti e pareggiando la sfida con Striscia la notizia in solo quindici giorni, ha dimostrato la sua validità. Ma oggi non so dire se tornerà, né se sarò ancora io a condurlo. La Botola, sostituendo per l'estate Affari tuoi, deve ancora dimostrare tutto il proprio valore. Del quale, peraltro, noi siamo convintissimi. Se sarò io a condurre Affari tuoi? Io continuo a fare il tifo per Flavio Insinna».
E poi c’è l’eterno problema della concorrenza...
«Rispetto la quale, stavolta, partiamo svantaggiati. Veline, infatti, è partito su Canale Cinque già da tre settimane, e ha già un pubblico suo, già fidelizzato».
Questo nuovo «people show» conferma la felice, seconda carriera di un Frizzi che, dopo un anno di eclissi, è tornato più smagliante e apprezzato che mai.
«È stata un'esperienza dura, restare tanti mesi lontano dal video. Nemmeno molto tempo, in fondo. Ma quando sei in disgrazia le giornate sembrano interminabili. Come dire? Ero caduto anch’io un una botola. A un certo punto nemmeno il mio carattere, prevalentemente ottimista, mi sosteneva più. Io ho molte più debolezze, molti più difetti di quanto sembri».
E i colleghi? Come l’ha aiutata un ambiente che ha fama (giustificata) d’essere spietato?
«La maggior parte dei miei colleghi era nell'impossibilità di aiutarmi. Nemmeno chi mi sostituì aveva colpe: coglieva semplicemente il successo al posto mio. Il fatto è che quando scegli di fare l’artista, scegli un lavoro precario. Vivi in perenne compagnia di un’ansia di conferma. È una regola del gioco anche questa: né buona né cattiva. Una regola e basta».
E qual è l’insegnamento che ne ha tratto?
«Che anche i momenti di difficoltà sono preziosi. Insegnano a crescere. Dica pure banale. Ma vero».
E ora che è di nuovo sulla cresta dell'onda, cosa ne farà dei suoi antichi progetti?
«Ognuno sa cosa può fare. Io ho condotto praticamente di tutto. So cantare, so suonare, so moderatamente ballare, so recitare a sufficienza. Così ho ripreso col teatro: a ottobre scorso ho interpretato Non ti conosco più e nel prossimo autunno, con gli stessi compagni Edi Angelillo e Carlo Alighiero, tornerò in scena con un titolo ancora da definire. Oltre alla quarta conduzione del mattutino Cominciamo bene, su Raitre, c’è in programma anche di riprendere la fiction Non lasciamoci più, rinnovando il personaggio dell'avvocato matrimonialista. E intanto resto disponibilissimo a qualsiasi nuova esperienza».
Dice di aver condotto praticamente tutto. Ma Sanremo ancora le manca...
«A molti colleghi tremano i polsi solo a pensarci, a Sanremo. Il Festival sarebbe diventato troppo pericoloso, per chi ha un nome affermato. Ma io trovo che, a questo punto della mia carriera, forse sarebbe anche divertente giocarsi il tutto per tutto, in una botta sola. Immagino che condurre Sanremo sia come uscire per una sera soltanto con la donna più bella del mondo. Può andarti bene, o puoi tornare a casa a bocca asciutta. Però almeno sei uscito con lei!».