Fabrizio come il papà, una morte in banchina

(...) Ancora da definire le esatte circostanze in cui è maturata questa ennesima tragedia: secondo le prime ricostruzioni, risulta che intorno all’1 e 20 di venerdì, durante le operazioni di scarico della nave portacontainer «Mol Renaissance» battente bandiera liberiana e appartenente alla compagnia giapponese Mitsui Osk Line, il giovane ha perso l’equilibrio ed è precipitato sulla banchina. Cannonero - hanno spiegato alcuni colleghi - era sul ponte della nave e stava manovrando una rizza di acciaio per il «derizzaggio» dei container. Forse è inciampato o forse è scivolato perché sbilanciato dalla rizza, che pesa una ventina di chili. Malgrado siano intervenuti subito i soccorsi, per il giovane non c’è stato nulla da fare. Sono immediatamente arrivati sul luogo il personale della Capitaneria di Porto e della Polizia.
E ieri in via Vittorini nel ponente cittadino dove la vittima risiedeva, così come in porto e nel resto della città, è esplosa la rabbia. Il portuale lascia la giovane compagna e una bambina di tre anni. In tutti gli amici e i congiunti si è rinnovato il dolore per una di quelle coincidenze che lasciano senza parole: la circostanza della morte del padre. Sulle stesse banchine, in circostanze quasi identiche. Anche per questo Cannonero era entrato nella Compagnia unica dei «camalli» prendendo il posto del papà. Lo ricordano i compagni del circolo di Rifondazione comunista «San Teodoro-porto», cui Fabrizio era iscritto da diverso tempo.
Immediata la reazione dei sindacati che hanno proclamato uno sciopero di 48 ore nei porti e formato un corteo di lavoratori diretto alla prefettura che ha bloccato per alcune ore la città. Al corteo si sono uniti, per invito dei lavoratori, anche il sindaco Marta Vincenzi e il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo. Intanto la magistratura ha disposto il sequestro della zona della banchina e dell’area della nave teatro del fatto. Il prefetto, Anna Maria Cancellieri, ha chiesto due giorni di tempo per analizzare la vicenda dell’incidente mortale e in particolare l’applicazione degli accordi per la sicurezza in porto sottoscritti nel maggio scorso da istituzioni, organizzazioni sindacali e imprenditori dopo l’infortunio mortale avvenuto nell’aprile scorso. La decisione del prefetto è giunta al termine della riunione con sindacalisti e rappresentanti delle istituzioni, in cui si è fatto il punto, in particolare, sui sistemi di sicurezza nei luoghi di lavoro. Ai varchi portuali, presidiati dai lavoratori, non sono mancati poi momenti di tensione (ne riferiamo a parte).
Appena nel dicembre scorso i consigli comunale, provinciale e regionale avevano commemorato con un minuto di raccoglimento la morte di Rosario Rodinò, l’operaio della Thissen Krupp ricoverato nel reparto di grandi ustionati dell’ospedale di Villa Scassi e deceduto in seguito alle gravi ustioni riportate nell’incendio dell’acciaieria di Torino. Ora gli stessi consiglieri piangono l’ennesima vittima, come se il tempo fosse trascorso invano.