LE FACCE DELLE 15

Quando leggerete domattina l’edizione di Genova e della Liguria del Giornale, la prima a chiudere le sue pagine per poter raggiungere tutte le zone dove arrivano le nostre pagine, saprete com’è finita. Noi, al momento di scrivere, non lo sappiamo ancora.
Ma possiamo già dirvi alcune cose. Gli ottimi viaggi di Diego Pistacchi, Ferruccio Repetti e Paola Setti attraverso detti e contraddetti della giornata di ieri raccontano nel migliore dei modi la sostanziale sconfitta del centrosinistra in Liguria. Sostanziale, perchè formalmente l’Unione è davanti in termini assoluti, ma in realtà perde. Perde perchè indietreggia in alcune zone tradizionalmente rosse e perde perchè va male ovunque ha conquistato le amministrazioni negli ultimi anni a scapito del centrodestra (e anche la vittoria alle amministrative del 28 maggio nel Comune di Savona diventa un’ipotesi). Perde, soprattutto - sempre con i dati non definitivi che abbiamo a disposizione - perchè Forza Italia torna ad essere il primo partito della regione. Davanti ai Ds. E di questo va dato atto a Claudio Scajola, ai parlamentari e a tutti i rappresentanti istituzionali azzurri, dai consiglieri regionali a quelli circoscrizionali. Ma, per l’appunto, questi sono solo flash, su cui rifletteremo con calma a partire da domani.
Se il centrodestra avrà vinto, la Liguria avrà un futuro come l’ha avuto fino ad oggi. Se il centrosinistra avrà vinto saremo circondati, con un’uniformità di colore fra governo centrale, amministrazione regionale, tre province su quattro e i sette Comuni più grandi della regione. Colore rosso, senza sfumature. E la mancanza di sfumature non è mai buona cosa. Non lo era nemmeno il 56 a zero della Casa delle libertà in Sicilia cinque anni fa. Figuriamoci il rosso, tendenza carminio, uniforme.
Quello che invece faremo oggi è un discorso di pancia. E qui parlo personalmente. Ieri ho avuto la fortuna di commentare i risultati delle elezioni con alcune emittenti che ringrazio: Telenord, radio Babboleo e soprattutto Telecittà, dove sono stato anche ospite del direttore Giovanni Giaccone. E dietro le quinte degli studi ho visto scene che non avrei mai voluto vedere. Per carità, quelli di Telecittà - redazione di professionalità assoluta - non c’entrano niente. Ma vedere politici e colleghi festeggiare un exit poll come se avessero espugnato Fort Alamo è qualcosa che mi ha colpito profondamente. Così come mi ha colpito sentire dalla voce di un collega che è anche un amico personale e che stimo sul serio come Raffaele Niri, vera anima e cuore del Lavoro-La Repubblica, che secondo lui è normale andare a contestare un comizio di un avversario. Che è normale urlare contro il premier. Ecco, io non penso che sia normale. Non sono andato a fischiare Prodi e Fassino, nè mai lo farò. Così come non lo fanno i moderati.
Lasciatemelo dire. Già pensare alle loro facce di ieri alle 15 è una vittoria.