Il faccendiere al centro dell’inchiesta

Giuseppe Parrella è nato a Benevento 75 anni fa. La sua carriera da boiardo di Stato inizia nel 1987, quando viene nominato direttore generale dell’Asst, l’azienda pubblica per i servizi telefonici. Già nel 1989 viene coinvolto nell’inchiesta genovese sulla costruzione di edifici carcerari insieme ad altre 31 persone. Nel 1992 fu l’allora pm Antonio Di Pietro a contestare a Parrella il ruolo di collettore di tangenti per appalti legati ai servizi telefonici. Il primo ordine di custodia cautelare per concussione venne emesso nei suoi confronti alla fine dell’aprile ’93 dal gip milanese Guido Salvini. E il 1 maggio per Parrella si aprirono le porte di San Vittore. Parrella allora ammise di aver raccolto, fra l’87 ed il ’91 oltre 30 miliardi da devolvere ai partiti. Nel 2002 la Procura di Bolzano lo accusa di concussione aggravata e continuata e gli sequestra beni per un valore di 15 milioni di euro. Secondo gli inquirenti Parrella avrebbe ricevuto 10 miliardi di lire nell’affare Italtel-Siemens, passati tramite un conto corrente di Innsbruck, utilizzato come fondo nero per tangenti, con movimenti verso la Nigeria, Panama e le Isole Vergini. Secondo la Procura Parrella avrebbe riciclato 70 dei 150 miliardi di lire raccolti per la telefonia. Miliardi dei quali, finora, non si era saputo nulla.