Facchetti: «Mancini, è ora di muoversi»

Gli azionisti-tifosi: «Vogliamo una Tv e un opinionista di... provata fede»

Andrea Fanì

da Milano

In sala l'atmosfera è rilassata, anche se l'argomento di discussione è l'Inter. Dicono che l'Inter non offra mai argomento per discussioni rilassate. Se così è, allora questa è un'eccezione. Dentro la sala tavoli rotondi, comode sedie, odore di caffè, qualche sigaretta accesa. Seduti, a sorseggiare caffè e fumare - ma sono in pochi - un gruppo di innamorati del club nerazzurro. Tifosi? Tifosi, sì; ma anche azionisti, seppure piccoli. Infatti hanno pure fondato un'associazione (Asso.Pai, Associazione dei Piccoli Azionisti dell'Inter), e l'hanno chiamata «Il Salotto degli Amici». Nella sala-salotto ci sono due presidenti, seduti fianco a fianco. Uno è Alberto Cerri, dell'Assopai, l'altro è Giacinto Facchetti, dell'Inter.
Da un punto della sala, una voce lancia una provocazione stile «sassata-contro-finestra»: «La verità è che all'Inter manca potere mediatico. Tutti ci criticano perché non abbiamo un opinionista dalla nostra parte, e soprattutto non abbiamo un giornale o una televisione. Facciamo come gli altri». Non serve un genio per capire che «gli altri» sono quelli che i trofei li vincono un anno sì e l'altro pure, Juve e Milan. La voce suggerisce: prima dei campioni compriamo il consenso. Facchetti sorride ma non troppo, la cosa non gli va giù. Risponde semplicemente: «Ho la sensazione che in Italia tutta la stampa non aspetti altro che un nostro trionfo». Ha due principi da difendere: il primo è che gli scudetti non si vincono grazie alla stampa ma grazie al gioco espresso nell'arco di una stagione, guai a sospettare il contrario; il secondo è che l'Inter ritiene di avere già un normale rapporto di cortesia con gli organi d'informazione, aspetto ribadito da Paolo Viganò, capo ufficio stampa del club: «Non c'è alcun tipo di problema con i giornalisti, restiamo il club più amato sia dalla gente sia dai media. Basta avere la pazienza e la lungimiranza di guardare otre l'uscio di casa: per una critica che riceviamo in Italia ci sono elogi che piovono dall'estero. Un esempio? L'Inter è il club più popolare in Cina, e le tv di quel Paese comprano soprattutto i diritti delle nostre gare».
Insomma, lo «stile Inter» resta saldo, intatto, anche in questi anni di scarse vittorie. Anche adesso che tre nuvoloni - mancanza di risultati, bilancio in rosso, caso Adriano - offuscano l'orizzonte. Nuvoloni che Facchetti prova a diradare: «Che Mancini sia in discussione è una sciocchezza; è vero, invece che per ora mancano i risultati brillanti che ci aspettavamo. È ora di cambiare passo, di infilare una serie vincente per dare concretezza al progetto rimonta. L'Inter crede nel recupero, ma serve un'inversione di tendenza. Subito». Più delle parole, dicono le espressioni: quelle del presidente indicano un'ansia da risultato che non si maschera con le dichiarazioni di facciata. Il tempo corre, è vicino allo scadere.
Meno patemi, in apparenza, per la questione bilancio: il «buco», tra deficit 2004-05 (circa 120 milioni) e disavanzo creato dalla «spalmadebiti» (circa 280 milioni, da saldare entro il 2007, come imposto dall'Ue), verrà colmato dal previsto aumento di capitale - ratifica lunedì prossimo - e dalla cessione temporanea dei diritti per lo sfruttamento del marchio Inter (operazione da 160 milioni di euro).
Ultimo punto. Adriano. Martedì tutto sembrava più sereno: «Abbiamo raggiunto un accordo - aveva minimizzato Facchetti - con il ct brasiliano Parreira; Adriano giocherà la prima amichevole negli Emirati Arabi, poi tornerà subito a Milano. Il ragazzo non vive un momento facile, ma solo perché, da attaccante, gli manca il gol. Appena tornerà sui consueti livelli realizzativi, rivedrete l'Adriano sorridente di sempre». Martedì sera, appunto. Prima che il sito calciomercato.com pubblicasse - ieri - la notizia di un altro «avvistamento» del centravanti in un night-club di Roma. Impossibile verificare il fatto. Ma è la seconda volta che una notizia del genere prende a circolare sul suo conto. E ieri il brasiliano s’è allenato alla Pinetina con altri 8 compagni: 30’ di lavoro aerobico lungo il percorso del golf club. E oggi vola a Francoforte per ritrovare la Seleçao. Il ritorno, malgrado l’ottimismo di Facchetti, è avvolto nel mistero.