Facchetti: «Norme Coni? No grazie»

Il presidente: «Non possiamo italianizzarci come vorrebbe Petrucci. Seguiremo le regole Uefa». E stasera scendono in campo i giovani

nostro inviato a Glasgow
I ricordi riportano Facchetti a quella volta che gli toccò giocare ala sinistra. Quarant’anni fa, stesso stadio, altri Rangers. «Mi feci male, uno stiramento. Mi misero all’ala: perdemmo 1-0, ma passammo il turno». Oggi l’intramontabile Ibrox Park sembra uno stadio museo, una sorta di presepe calcistico dove l’Inter questa sera giocherà per divertirsi (parole di Mancini) non avendo alcun problema di risultato. Sono rimasti a casa alcuni pezzi grossi: Recoba, Cruz, Veron, Cordoba, Figo, Stankovic. Sono stati aggregati tre ragazzini: Andreolli e Momentè, giocatori made in Italy, e Boumsong camerunese che ha messo radici da noi. Prove generali per il futuro, ovvero più made in Italy nelle squadre. Il Coni e il suo presidente sono stati chiari. Dice il decreto emesso nell’estate 2004 che ci vorrebbero almeno il 50 per cento di giocatori italiani o cresciuti nei nostri vivai.
E ieri Facchetti ha contestato, innescando nuovamente il discorso portato avanti da Moratti che non vuol sentire parlare di italiani e stranieri. Facchetti ha detto chiaro e tondo al presidente del Coni che la sua idea non va. «Noi siamo la squadra che, negli ultimi anni, ha provato più giovani del vivaio che ora sono in altre società. Ma per creare una squadra con il 50 per cento di italiani ci vorranno almeno cinque anni. In questo momento la via non è praticabile. Dovremmo forse svendere i nostri stranieri o acquistare italiani a prezzi probitivi solo per far contento Petrucci? Meglio seguire la direttiva Uefa. Ovvero: dal prossimo anno nella lista dei 25 vanno inseriti quattro giovani, due dal vivaio e due cresciuti in Italia, che siano in questa condizione da almeno tre anni. L’anno successivo saranno tre più tre e quello dopo quattro più quattro. Questa è una regola che anche Carraro approva. Noi faremo come dice l’Uefa e il Coni cerchi di trovare una soluzione più logica».
E magari stasera Mancini proverà a schierare un’Inter più italiana, con l’aiuto di questi ragazzi. Ma senza esagerare. «Perché vogliamo onorare il calcio e la competizione». Dunque spazio a Toldo, Adriano e Martins coppia d’attacco e buon divertimento a tutti. Anche a Mc Lleish, il tecnico dei Rangers che rischia di esser licenziato anche se vincesse e si qualificasse. Dura la vita per un allenatore. «Vero Mancini?» hanno chiesto i giornalisti scozzesi. E lui ha risposto con un colpo di tacco. «Dite a Mc Leish che è sempre meglio essere licenziato dopo una vittoria piuttosto che dopo una sconfitta».