Con la faccia feroce non si ottiene clemenza

Il nuovo governo del Paese, comandi chi comandi, nei primi cento giorni dovrà vietare le trasferte organizzate dei tifosi del calcio. Così la Thatcher riuscì a battere gli hooligans che, essendo gli inglesi globalmente più seri di noi, erano ben peggiori dei nostri mascalzoni. Non c'è una ragione, una sola, perché i cittadini italiani debbano rischiare in proprio col fisico e/o con le cose se si trovano nei dintorni e comunque debbano collettivamente accollarsi il costo di una vigilanza abnorme e di ingiustificabili danni.
La maggiore amarezza, nella sconfitta del Genoa alla Spezia, discende dalle violenze e dai danneggiamenti finali alla stazione ferroviaria. Qui c'è gente che si è bevuta il cervello e, in nome del Grifone, in estrema sintesi vuole il male del Grifone. Nelle disgraziate vicende che hanno scandito la disgraziata stagione «sportiva» del Genoa, per zero virgola zero c'entrava lo Spezia, che sta facendo del proprio meglio in campionato e ha fatto del proprio meglio nel confronto diretto con i rossoblù capolista. Il modo più sicuro per lasciarci la pelle è quello di agitarsi sconsideratamente quando si ha l'acqua alla gola. È stata eccessiva la punizione toccata in estate alla squadra di Preziosi in un mondo di false verginelle allupate? È stato beffardo il «-3» chiaramente inteso a sfiancare il presidente? Sarebbe persecutorio il «-3» che dovesse concludere il caso Ghomsi a sette mesi di distanza? Rispondo sì a tutte e tre le domande, ma aggiungo: poiché lo sprint sarà durissimo, e il primo posto per il Genoa una questione vitale, a che pro suicidarci, dando modo di infierire ulteriormente a chi già ci vede come il fumo negli occhi? Nessuno s'illuda di ottenere almeno clemenza, se non pure giustizia, facendo la faccia feroce. Qui ti segano e basta.
Guardiamoci in casa. Rivoluzionando la squadra a gennaio si ottenne l'esiziale effetto di vanificare il proficuo girone d'andata di Cosmi in serie B. Rivoluzionando la squadra a gennaio si è ottenuto l'esiziale effetto di vanificare il proficuo girone d'andata di Vavassori in serie C1. Lo Spezia, nella sua onesta modestia, ha mostrato di poter schierare due elementi fondamentali, che il dovizioso e ambizioso Genoa non ha: un regista in grado di dettare i tempi e un bomber in grado di buttarla dentro. Dico di Saverino che non ha fatto rimpiangere Greco, anzi idealmente gareggiando in bravura con lui. Dico di Guidetti (13 gol segnati, uno solo dei quali dal dischetto) che oltretutto ha in Varricchio (11 gol segnati, di cui solo 2 dal dischetto) una spalla che già basterebbe al Genoa per avere qualche punto in più. A gennaio sarebbe bastato trattenere Tedesco (alla cui fuga a tutti i costi credono in pochi) e affiancargli un regista più «vivo» di Mamede e reperire un bomber più «vivo» di Lopez per sommare nelle prime 12 partite del girone di ritorno diciamo 23 punti anziché 18 (all'andata furono 28…). Come già l'anno prima, non sarebbe servito altro. È così che nascono e le sindromi da girone di ritorno.
Identico discorso vale per la Sampdoria. Tenuto conto della jella patita in dose industriale, a gennaio invece di far arrivare Iuliano, Colombo e Marchesetti sarebbe bastato trovare da qualche parte una prima punta in grado di surrogare discretamente Bonazzoli e Bazzani per ritrovarsi ora con quei 3 0 4 punti in più che comunque non cambierebbero il decimo posto attuale ma permetterebbero a Novellino e discepoli di affrontare con cervello più sgombro e animo più lieto il delicato finale di campionato.
Quanto al silenzio stampa imposto a Primocanale, quali che siano le ragioni (sicuramente valide) del benemerito presidente Garrone, il risultato è un autogol. Quarantacinque anni di esperienza giornalistica mi hanno insegnato che discriminare non fa tanto male al discriminato quanto al discriminante. Tralasciando ogni forma di corporativismo che personalmente aborro, dico che altri sono i mezzi (il dialogo, per esempio) per venire a capo di qualunque situazione, aumentando le proprie simpatie globali anziché rischiare di diminuirle, se e quando ci si sente dalla parte della ragione.