Faccia da pugile respinge le accuse: «Per carità, queste cose non le faccio»

Faccia da pugile respinge le accuse. Ieri Karol Racz, il romeno di 36 anni fermato come uno dei due stupratori del parco della Caffarella, e sul quale pende anche il sospetto di aver violentato una donna a Primavalle, davanti al pm Vincenzo Barba che lo ha interrogato nel carcere di Regina Coeli ha detto di avere un alibi. Il fermato, difeso dall’avvocato Lorenzo La Marca, ha parlato per un’ora e ha continuato a negare di aver commesso il fattaccio. «Queste cose non le faccio, per carità non le ho mai fatte», ha risposto quasi scandalizzato. Poi ha spiegato che sabato sera, al momento dell’aggressione, si trovava con alcuni amici «a casa» ossia nel campo di Torrevecchia.
Il sostituto procuratore, che oggi chiederà la convalida del fermo e presumibilmente il carcere per il trentaseienne, però, gli ha fatto presente che è stato proprio l’amico, Alexandru Isztoyca, per tutti «il biondino», a tirarlo in ballo. «Non abbiamo litigato, anzi sono in buoni rapporti con lui e non capisco proprio perché abbia fatto il mio nome alla polizia», ha risposto candidamente. E, dulcis in fundo, ha raccontato di essere andato a Livorno solo perché un amico gli aveva promesso un lavoro. Una versione che alla luce dei fatti non convince, considerando anche che «faccia da pugile» due notti fa ha tentato di ribellarsi agli agenti che lo avevano individuato a Livorno e cercavano di bloccarlo. Ieri comunque i due hanno passato la giornata nel carcere di Regina Coeli in isolamento. I detenuti, che al loro arrivo avevano gridato «infami», non hanno espresso alcuna forma di protesta contro i due.
Tutti gli elementi sono ora al vaglio degli inquirenti e la questione sarà affrontata proprio oggi davanti al Gip, in occasione degli interrogatori di garanzia per i due romeni, che sono accusati di violenza sessuale di gruppo e rapina. Ieri il pm Barba ha incaricato la polizia scientifica di esaminare i numerosi reperti, come le tracce biologiche prelevate nel luogo dell’aggressione, sugli abiti della ragazzina e su alcuni mozziconi di sigaretta, per capire a chi appartenga il dna. I risultati potrebbero inchiodare definitivamente i due e il trentaseienne rischia di essere individuato anche come il responsabile dello stupro di via Andersen, a Primavalle.
Intanto ieri si è registrato un nuovo episodio di ritorsione e intolleranza ai danni di romeni. A Sacrofano, piccolo centro alle porte di Roma, infatti, tre di loro sono stati aggrediti da otto persone, con il volto parzialmente coperto, al grido «bastardi, tornatevene a casa». Gli stranieri stavano raccogliendo materiale ferroso tra i rifiuti quando sono stati circondati e malmenati con bastoni di legno. Ma hanno riportato per fortuna ferite lievi, grazie anche all’intervento di una donna che ha avvertito i carabinieri. I feriti, nel frattempo, erano riusciti a scappare a bordo del furgone con il quale erano arrivati nella strada sterrata.
Intanto, mentre il giudice onorario di Bologna è finito nell’occhio del ciclone per aver annullato la richiesta di espulsione per «il biondino», emerge un altro dato inquietante sulla questione in generale.
Dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo numero 32 del 28 febbraio 2008, infatti, 754 stranieri comunitari ritenuti responsabili di comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero all’incolumità pubblica, sono stati allontanati dal territorio nazionale su proposta del Comando provinciale carabinieri di Roma. Di questi, 718 sono i decreti firmati dal prefetto e 36 quelli del ministro dell’Interno. Ebbene i dati svelano che i decreti di allontanamento emessi riguardano soprattutto cittadini romeni (698, tra cui 138 rimpatriati nel paese di origine), che sono seguiti a distanza dai cittadini polacchi (29, con 7 rimpatri) e dai bulgari (4, con 3 rimpatri).