«Facciamo l’amore» Guidi donnaiolo si ispira al passato

Il gioco del teatro e delle parti? Chiamatelo, se volete, metateatro, ma è un esercizio ludico che stuzzica parecchio Gianluca Guidi, regista e interprete della frizzante commedia musicale Facciamo l’amore che debutta martedì 17 al Teatro Sistina. Con lui sul palcoscenico c’è la statuaria Lorenza Mario, stavolta un po’ più attrice e un po’ meno ballerina, e uno stuolo di attori di razza come Enzo Garinei, Aldo Ralli, Aldo Bergamaschi, Stefano Bontempi e Riccardo Biseo. Luci di Valerio Tiberi, scene Florenza Marino, costumi Alessandro Bentivegna.
Della commedia Let’s make love di George Cukor del 1949, interpretata dal fascinoso Yves Montand e dalla platinata Marilyn Monroe, Facciamo l’amore ha in comune solo la maliziosa love story tra il ricco e donnaiolo Giacomo de la Rochefort e Julie, conturbante star di uno spettacolo satirico off-Brodway scritto per mettere alla berlina il ricco uomo d’affari. Colpi di fulmine, false identità, balletti, sotterfugi, e happy end sono gli ingredienti di uno spettacolo allegro con brio che rifà il verso a «un teatro del passato tipo Studio Uno - spiega Guidi, supportato nella scrittura da Massimiliano Giovanetti e Claudio Pallottini - non ho mai amato le trasposizioni cinematografiche perché è sempre difficile realizzarle sulla scena, non si possono fare i primi piani e questo è un limite. E poi, Yves Montand non c’è!». Guidi interpreta il ruolo del maschio redento dall’amore monogamo e, fingendosi attore povero in canna, accetta la scrittura nello show in qualità di sosia di se stesso. «Essendo un attore, oltre che regista dello spettacolo - dice Guidi - penso che ciascun interprete debba contare su un copione che lo faccia sentire a suo agio. E il film di Cukor, con tutto l’amore del mondo, era un po’ datato. Così, quando mi hanno proposto la storia, che non conoscevo, ho puntato sulla dolcezza della love story alla quale ho affiancato la storia d’amicizia tra due attori di vaudeville». L’introduzione di nuovi personaggi, come quello della segretaria Penelope Horowiz, e meno satira («un argomento di cui oggi sono piene le pagine dei quotidiani», chiosa Guidi) e il gioco è fatto. Ma è soprattutto la forza trascinante della musica - autore dei testi delle song è Giorgio Calabrese - con il piano suonato live da Riccard Biseo, e il ventaglio di note irresistibili firmate Coleman, Porter e Gershwin, l’ossatura di una commedia che Enzo Garinei aveva nel cuore. Ma che, purtroppo, non ha fatto in tempo a realizzare. Repliche fino al 5 aprile.