Facciamo la rivoluzione partendo dal confronto

Bagnasco: «Gli azzurri si riprendano i propri elettori e la Cdl marci compatta»

Il dibattito all’interno di Forza Italia e della Casa della Libertà è la logica conseguenza di un malessere che si è sviluppato in Liguria ed in tutto il Paese con il susseguirsi di risultati elettorali insoddisfacenti.
Sicuramente la congiuntura economica internazionale, l’11 settembre, la guerra in Irak, sono concause importanti, ma è troppo semplicistico responsabilizzare solamente fattori esterni rispetto a sconfitte importanti che non hanno risparmiato roccaforti moderate, ritenute inespugnabili a livello comunale, provinciale e regionale.
Troppo facile anche responsabilizzare candidature (forse meglio metodi di scelta) che se spesso sono state sbagliate, non hanno risparmiato persone qualificate che non sono riuscite ad arginare sconfitte annunciate. Non credo che il Paese improvvisamente abbia virato a sinistra (lo spettacolo offerto della Nuova Regione di Burlando è quanto di peggio possa offrire il teatrino della politica). Sicuramente è nelle migliori caratteristiche italiche il conformismo che si appiattisce sui presunti vincitori.
Non ho la pretesa di possedere la medicina miracolosa, anche perché la patologia è dovuta a diversi fattori con cause che sono da ascrivere a dirette conseguenze di errori di una classe politica a tutti i livelli non sempre all’altezza. Troppi si sono trovati beneficiati di posizioni importanti e di responsabilità immeritatamente, sulla scia dello straordinario carisma del Presidente Berlusconi e della sua intuizione politica che, non dimentichiamolo mai, ha saputo dare all’Italia un’alternativa di consociativismo e al dominante e soffocante monopolio culturale della sinistra.
Questa analisi amara non vuole certamente essere il viatico ad una passiva rassegnazione, al contrario sono convinto che il Paese attende ancora la «rivoluzione liberale e riformista» che solo la Casa della Libertà può dare. Non credo alla risoluzione di problemi così significativi e di fondo tagliando qualche testa o dando in pasto ai giornali e alle televisioni più o meno cervellotici organigrammi, miracolistiche ricette di vertice. C’è la necessità, in tempi brevissimi, di un dibattito interno vero, senza infingimenti e tatticismi, di una assemblea allargata non solo agli iscritti, ma anche a coloro i quali, in buona fede, ci hanno abbandonato in questi ultimi mesi. Un confronto aperto alle parti sociali.
Infine c’è l’obbligo di una autentica unità di intenti da parte di tutte le componenti della Casa della Libertà, al di sopra delle logiche di schieramento e della misera difesa di interessi personali (per rimanere alla nostra Liguria Chiavari, Rapallo, Albenga, Sanremo ci insegnano qualcosa).
Un Partito Nuovo, infine anche se stimolato e desiderato con felice intuizione da uomini di vertice, non può nascere se non frutto della volontà degli iscritti e degli elettori. Una volontà che esiste e che mi auguro possa superare eventuali egoismi personali o di gruppo. Ascoltiamo i nostri concittadini ed elettori, perché in caso contrario gli anni bui per la nostra Italia potranno essere molti di più di quelli di una legislatura.
Capogruppo Forza Italia
Provincia di Genova