Facciamola finita con i «ciclisti» Siamo sampdoriani

Pregiatissimo direttore, sono uno sportivo che segue le sorti della Sampdoria fin dai suoi natali, una passione a prima vista che negli anni anziché attenuarsi è andata aumentando. Ho visto tutti i campionati della Sampdoria custodendone i ricordi lieti e meno lieti proprio perché la passione per una squadra resta un fatto unico.
È comprensibile l’amore dei tifosi per i colori blucerchiati e in particolare degli sportivi ai quali le parole di Cassano, al di là della mancanza di forma ed eleganza, non hanno dato fastidio ritenendo giustificate le sue esternazioni, definite peraltro da qualche Suo collega «un’omelia» rispetto alle recenti improprie reazioni verbali del ct della Nazionale Marcello Lippi a Parma nei confronti dei tifosi.
Il silenzio seguito alle esternazioni di Cassano non può senza ombra di dubbio rappresentare il simbolo della decadenza intellettuale di Genova, non potendosi ovviamente prendere a pretesto uno sfogo naturale post partita di un giocatore continuamente richiamato, contestato, insultato che si chiami Cassano, Pato, Ronaldinho o altri.
Faccio una considerazione. In un Paese in cui l’opinione pubblica viene letteralmente indotta con argomentazioni, elucubrazioni e contorcimenti mentali, alla «comprensione a tutto campo» nei riguardi di terroristi, drogati, stupratori, pervertiti che manca poco diventino degli eroi, ci ergiamo a censori, a fare i supercritici, ad additare, ma ci chiediamo chi siamo per giudicare e, soprattutto, è proprio il caso che a Genova ci mettiamo ad analizzare una frase pronunciata a caldo da un giocatore, non oxfordiana e rozza se vogliamo, ma pur sempre frutto di esasperazione emotiva, e ad emettere volutamente un giudizio tranchant di condanna definitiva tanto più severo in ragione dell’indubbio effetto domino, giungendo addirittura ad affermare che il silenzio seguito alle esternazioni simboleggi la decadenza intellettuale di Genova tutta. Per Cassano nessuna attenuante e/o la benché minima indulgenza. Ma per favore, torniamo con i piedi per terra che sarà meglio.
Giova ricordare una frase del presidente Paolo Mantovani: «I Sampdoriani si sono abituati a mangiare caviale ma verrà un giorno che dovranno accontentarsi di mangiare sardine». All’epoca nessuno aveva gridato allo scandalo, né alcuno aveva parlato di esternazioni improprie e men che meno di decadenza intellettuale, è chiaro che la differenza sta nella forma ma la sostanza è identica.
Letto l’articolo su Cassano del 6 novembre, «Il sottoscritto e tanti altri hanno il coraggio di alzarsi in piedi per affermare che Cassano ha pienamente ragione giustificandolo in una con il Presidente e i Dirigenti». Personalmente darei non due schiaffoni dialettici bensì assesterei tre sonori calci nel fondoschiena a quegli «pseudo sportivi» che ad ogni partita dimostrano il loro livello di maturità contestando a prescindere, dotati di ottusità e inciviltà proprie del loro Dna, dei pusillanimi che non hanno il coraggio di confrontarsi direttamente con l’interessato. Questi signori appartengono alla specie degli sportivi trinariciuti e agitatori, in una parola «rumenta».
Cassano ha avuto il coraggio, con la frase «incriminata», di ribellarsi apertamente al comportamento offensivo di una parte del pubblico nei confronti suoi e al tempo stesso della squadra, del Presidente, dei Dirigenti, degli sportivi e tifosi che amano e sono cultori del calcio. Sono consapevole di che cosa significhi dire delle verità scomode non nascondendosi dietro l’anonimato, inevitabile e quasi scontato di conseguenza il giudizio di condanna. Per converso in altri contesti si trova il modo per giustificare farsescamente personaggi vomitevoli.
Non si contano le volte che nel corso degli anni sono state rivolte critiche e offese a grandi giocatori, a campioni come Mancini (offese sul piano personale), Vialli, Cerezo, Sormani, Mora, Lojacono, Bob Vieri, Chiorri, Mikhailichenko, Wierchowood, Suarez, Skoglund, Brady ecc. e nei confronti di allenatori come Foni, Monzeglio, Bernardini, Heriberto Herrera, Bosckov e altri, oltreché ai presidenti Sanguineti, Ravano, Rissotto, Salatti, critiche che nemmeno hanno risparmiato il Presidente Paolo Mantovani che ha fatto diventare la Sampdoria quello che una volta chiamavano semplicemente Doria. Un Presidente il cui personalissimo concetto era il seguente: «Fino a quando il tifoso della Sampdoria canterà, anche in caso di risultato non favorevole, sarà sempre una gioia, un grande orgoglio». Sull’attuale Presidente Riccardo Garrone si conoscono i giudizi, spesso superficiali, espressi dai media rifiutandosi di tener conto che nel calcio attuale sussistono imprescindibili fattori e componenti.
Cassano, un puro talento del calcio, è genio e sregolatezza e ha dismesso da tempo l’abito del «pedatore» dal comportamento bizzarro e indisciplinato, tornando a dimostrare quello che palesemente vale: il genio ne rappresenta il capitale reale, quanto alla sregolatezza va moderata e qualche volta anche sopportata. Credo però che con gli atleti, così come con gli artisti, occorra mettere in conto qualche «cassanata» non privarsi delle loro esibizioni e considerare nell’arco del campionato qualche partita «no».
Inoltre nello sport e in particolare nel calcio - come nella vita -, non si dovrebbe mai fare il paragone tra atleti di epoche diverse. Ammesso ma non concesso che ciascuno sia stato migliore nel proprio tempo, ci si dovrebbe fermare lì, senza pretendere di stabilire identici parametri di raffronto per atleti che hanno svolto la loro attività in periodi storici e ambientali dissimili.
Una cosa comunque è certa: dà fastidio che Cassano giochi nella Sampdoria e si sta facendo di tutto per stancarlo e demotivarlo, in una parola castrarlo inteso nel senso di soffocarne le potenzialità, d’altro lato è arcinoto che «La Sampdoria abbia più nemici a Genova che fuori», la storia si sta ripetendo.
Per quanto concerne il capitolo allenatori dissento per diverse ragioni. Ventura, Cagni, Novellino e Mazzarri vengono considerati allenatori di quarta fascia, zona salvezza per capirci, mentre Del Neri è considerato un tecnico competente e preparato di prima fascia, cui si riconosce il merito di aver inserito i giovani e di aver impartito alla squadra un gioco che non si vedeva dai tempi di Boskow e Spalletti.
Ritengo Mazzarri il maggiore responsabile del campionato della scorsa stagione: non si pretendeva certo che la Sampdoria disputasse un campionato stellare ma, pur disponendo di due giocatori per ruolo, il suddetto in pratica ha giocato con 10/11, ha inventato Del Vecchio e Cassano centravanti - un’assurdità - e nell’arco temporale dei sei mesi di assenza di Palombo ha provato ad impiegare in quel ruolo Franceschini, Del Vecchio e Sammarco, mai Dessena. Ancorato al suo schema di gioco non sapeva attuare gli opportuni cambi durante la partita, la difesa ballava ma era impensabile schierarla a quattro, l’attacco non segnava ma era inimmaginabile schierare le tre punte. Rilevo come Mourinho parta con uno schema e non si sia mai vergognato di rinnegarlo in corsa. Quello di Mazzarri era un atteggiamento mentale di novelliniana e/o venturiana mentalità attendista.
Ha perso due derby e una finale di Coppa Italia ai rigori, non ha usato psicologia e intelligenza che gli avrebbero evitato di compiere l’errore madornale di incaricare Cassano di calciare il primo rigore. Non ha fatto debuttare un giovane, salvo a grande richiesta Fiorillo e Marilungo nelle ultime partite, tenendo presente il serbatoio di validissimi giovani giocatori che avevano vinto il campionato Italiano, la coppa Italia e la Supercoppa, oltre a vari titoli a livello nazionale e internazionale.
A quanto pare per Lei Mazzarri è un grande (dieci punti in quattro partite) - una rondine non fa primavera -, personalmente nutro diversi dubbi e perplessità, vedremo il prossimo anno, non dimenticando che le sue squadre il primo anno disputano un discreto campionato, il secondo è una frana. Direttore, se non ricordo male lo scorso campionato Lei aveva mosso critiche a Mazzarri per il gioco espresso dalla squadra, in particolare nella partita Sampdoria-Torino.
Riguardo agli arbitri stendiamo un velo pietoso, sino a quando Collina ricoprirà il ruolo di designatore, imposto da certe correnti politiche al potere nell’anno 2006, il calcio non potrà che peggiorare. «Calciopoli» purtroppo nulla ha insegnato, la situazione è in continuo deterioramento, posto come certi ben noti personaggi sembrino appartenere a una specie protetta.
Sono lettore fedelissimo del Giornale sin dal primo numero ed è inutile dire che per merito e capacità che Le attribuisco apprezzo molto l’inserto regionale, un appunto in negativo in tutta sincerità va fatto nei riguardi della redazione sportiva, assolutamente unilaterale e poco professionale in ragione del colore della maglia. Sfumature, apparentemente insignificanti, non sfuggono e sono in grado di dare fastidio ai lettori più attenti che sono la maggior parte, sottolineato il dato oggettivo secondo cui il Giornale viene letto da tutti. Faccio un esempio: i toni usati nei servizi di presentazione delle gare da disputare dalle squadre cittadine, i commenti post-partita e i voti stessi attribuiti corredati di note esplicative riportati anche sulle pagine nazionali presentano differenze sostanziali. Per tutto il campionato dello scorso anno qualcuno, evidentemente con una grande opinione di sé in fatto di ironia e sense of humour nella comunicazione, ha propinato fino alla nausea il seguente tormentone rivolto ai «ciclisti» (tale è l’appellativo di definizione in alternativa a «gli altri»): «Aspetto Bartali», senza minimamente sentirsi sfiorare dal problema legato alla grave mancanza di sensibilità e di rispetto nei riguardi dei familiari del grande Campione, reiteratamente citato a sproposito, alla quale il buonsenso avrebbe dovuto suggerire opportunamente di dare un taglio (più di una volta lo scorso anno ho lasciato in edicola l’inserto). Attualmente dal cilindro è stato estratto un nuovo «spiritosissimo» tormentone che presumibilmente ci delizierà per tutto il campionato.
Dire che siamo di fronte a comportamenti puerili è dire poco, è un ritorno vero e proprio alla scuola materna.
Come detto poc’anzi i toni sono quelli che sono, mi riferisco nella fattispecie al titolo a caratteri cubitali apparso recentemente sul Giornale «C’era una volta la Sampdoria», a mio parere poco appropriato, considerando che durante il campionato esistono periodi di rilassamento per tutte le squadre, tirandosi le somme pur sempre alla fine.
Molta materia per discutere discende inoltre dai contribuiti offerti dalle trasmissioni televisive locali: gli sportivi telespettatori sono perfettamente in grado di comprendere che anche in tali contesti siamo pressoché sulla stessa lunghezza d’onda della Sua redazione sportiva, purtroppo certe affermazioni, dichiarazioni, opinioni e quant’altro, in specie se pronunciate da chi ha avuto un trascorso sui campi di calcio, danno adito a qualche perplessità. Non vado oltre, in questo caso ben si attaglia il detto: «Un bel tacer non fu mai scritto». Cordiali saluti.