«Faccio film scabrosi, non pretendo premi»

Michele Anselmi

da Roma

Domani Paolo Sorrentino compie 36 anni. Magari gli sarebbe piaciuto festeggiare il compleanno all'ombra di una Palma d'oro o d'argento, ma non ne fa un dramma. Il suo terzo film, L'amico di famiglia, è tornato a mani vuote da Cannes, al pari del Caimano di Moretti; e però ha incassato buone od ottime recensioni (solo i francesi l'hanno maltrattato), è stato molto applaudito nelle due proiezioni aperte al pubblico, ha emozionato la giurata italiana Monica Bellucci. La quale, ieri intervistata dal Tg1, ha definito Sorrentino «un grandissimo regista» e L'amico di famiglia «un film meraviglioso».
Può bastare?
«Va bene così. Vincere fa piacere, ma non credo d'essere stato vittima di un torto. Sono appena tornato da un festival stressante e pressante, però utile sul piano dei contatti. Francamente, ho solo voglia di riposarmi, di staccare la spina».
È vero che sabato dal festival le hanno chiesto di restare, come succede quando è nell'aria un premio?
«Voci. Se ne dicono tante ai festival, specie alla vigilia del verdetto» (eppure quella telefonata c'è stata, ndr).
Tre film, tre festival: prima Venezia con L'uomo in più, poi la doppietta a Cannes con Le conseguenze dell'amore e L'amico di famiglia. Non può lamentarsi, direi?
«Infatti non mi lamento. Adoro respirare l'aria dei festival, ma vorrei essere anche un regista da pubblico. Sfondare la barriera del milione e mezzo di euro».
Coi film che fa? Aspri, cattivi, spiazzanti, politicamente scorretti.
«Be', è vero. Diciamo che non ho ancora un mio pubblico. Mi rivolgo a chi guarda i film senza pregiudizi, cercando una verità scomoda. Non sono film buonisti, i miei, sia in relazione ai temi, considerati “scabrosi”, sia in relazione alla messa in scena, ritenuta estrema, ardita».
In un'intervista a Magazine ha detto: «Voto a sinistra ma mi piacciono i destri». Un po' come l'usuraio sentenzioso e malvagio del suo film.
«In realtà con la politica c'entro poco. Conosco appena Bassolino e Veltroni. In compenso, non so cosa darei per una cena con Andreotti e Pomicino».
Per di più i suoi film sono coprodotti e distribuiti da Medusa. Strano che non le abbiano dato del «venduto».
«A Medusa sono bravi e rispettosi. Però io li ho portati due volte a Cannes. Sull'uscita del film abbiamo avuto una divergenza d'opinione. Poi riassorbita. Loro avrebbero preferito mandarlo subito in sala, in centinaia di copie. Io ho suggerito settembre, in modo da preparare un'adeguata campagna di marketing. Non c'era neanche un trailer. Ho terminato il film, di corsa, pochi giorni prima del festival».
Si dice che i selezionatori l'abbiano voluto vedere due volte...
«Domanda maliziosa. Sì, l'hanno visto due volte, ma solo perché la prima era una versione video scaricata dall'Avid, ancora non finita, senza alcune scene, con un missaggio precario».
Scusi, ma non le conveniva darlo alla Mostra di Venezia? A Cannes, in fondo, era già stato in concorso. Il direttore Müller l'avrebbe accolto a braccia aperte.
«È andata così, nessuna polemica: solo una questione di tempi».
Lo sa che il critico che l'ha più sostenuto è Maurizio Cabona, del Giornale? Anche ieri, commentando il palmarès, ha scritto: «Il solo film italiano a subire un'ingiustizia».
«Ho letto, ho letto. Stimo molto Cabona. E non credo che il film gli sia piaciuto perché è di destra».
Però, dica la verità, dai critici francesi si aspettava più calore.
«Non ho la più pallida idea di cosa vogliano i francesi dai miei film. Comunque fa parte del gioco: uno, il regista, si prende l'arroganza di esporsi, anche con la speranza di dividere; gli altri, i critici, hanno tutto il diritto di sparare contro. Nessuno è stupido, sennò sarebbe troppo facile».
Lei passa per un cane sciolto. Non appartiene a clan, non firma appelli contro Berlusconi, nonostante premi ed encomi continua a lavorare con i produttori della prima ora, Nicola Giuliano e Francesca Cima.
«Sono pigro e credo nell'amicizia».
Sarà d'accordo con il Conrad che diceva: «Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando?».
«Il mio film è nato proprio così, spiando i miei vicini di casa».