Con Facebook e Twitter arriva la rivincita della new economy

Maddalena Camera
Alla fine la new economy è esplosa. Almeno negli Usa le profezie del successo di Internet e derivati si sono dimostrate affidabili. Google, Apple e le new entry ossia Facebook e ora presto anche Twitter sono, e si presume diventeranno, le star del Nasdaq, il mercato Usa dei titoli tecnologici, creando milioni di posti di lavoro. Eppure tre di queste società, quando nel 1999 la bolla speculativa deflagrò non solo in America, non erano state neppure concepite. E la quarta, Apple, aveva appena cominciato a cambiare pelle. Fu proprio Steve Jobs, fondatore e rifondatore di Apple, a immaginare il cambio di passo della rete grazie all'avvento delle connessioni in mobilità. Il primo «negozio» online di successo fu il suo «iTunes store» che permetteva di scaricare brani musicali a pagamento. Non su un device qualsiasi ma sull'iPod, un misto di sofisticata tecnologia e design di avanguardia, che conquistò subito il mercato e che può essere considerato il «papà» degli iPhone, ossia dello smartphone di casa Apple che ha messo in ginocchio blasonati concorrenti come Nokia e Blackberry. Apple con l'iPhone cominciò una galoppata in borsa che la portò ad essere la società di maggior capitalizzazione al mondo con un valore di oltre 600 miliardi di dollari, sbattendo al secondo posto il petrolio della Exxon. Gli smartphone valevano più dell'oro nero con le azioni Apple a oltre 700 dollari l'una. Ora il prezzo è sceso a 500 dollari ma il successo è evidente. Quanto a Google anche qui non si scherza. L'azienda capitalizza 293 miliardi in Borsa, ad oggi più di Apple, e il valore dei suoi titoli si è decuplicato dal momento della quotazione, nel 2004, passando da 85 a 880 dollari. Insomma un successo che sembrava non irridere a Facebook che si è quotata nel 2011 piazzando i suoi titoli a 38 dollari. In pochi mesi il valore del titolo si ridusse della metà. Sembrava la rivincita della «old economy» ma solo per poco. Facebook, in pochi mesi è riuscita a rilanciare il suo business anche nella telefonia mobile e ora l'azione vale circa 45 dollari con un rialzo del 17% dall'Ipo ma di oltre il 100% dal momento di minor splendore.
Facebook vale circa 100 miliardi di dollari, ossia 10 volte Telecom Italia che ne capitalizza a stento 10. Eppure Facebook, senza Telecom Italia e gli altri operatori di tlc in giro per il mondo non esisterebbe e non potrebbe avere 1 miliardo di utenti. Ora un nuovo soggetto è pronto a quotarsi entro Natale: Twitter. La società dei micromessaggi sul cellulare è stata fondata nel 2006 ma vale già circa 10 miliardi di dollari. Ossia quanto Telecom Italia che di anni di storia ne ha certamente molti di più.